Papa Francesco: ai terremotati, “orgoglioso” di voi e dei parroci “che non hanno lasciato la loro terra”

“Fortezza d’animo, coraggio, tenacia, dignità, pazienza, solidarietà nell’aiuto vicendevole. Questo si chiama essere ‘ben-nati’. Bien nascido, nato bene”. Sono le virtù delle popolazioni colpite dal terremoto elogiate dal Papa, nel discorso ai terremotati, in cui ha fatto sue le virtù elencate da don Luciano Avenati, parroco dell’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci, come peculiari del popolo che ha in cura d’anime. “E lui, come pastore, dice di essere orgoglioso della sua gente”, ha sottolineato Francesco: “Anche io devo dire che sono orgoglioso dei parroci che non hanno lasciato la loro terra. È una cosa buona avere pastori che quando vedono il lupo non corrono”. Poi il commento del Papa a un’altra frase, questa volta ascoltata nella testimonianza di Raffaele Festa e della sua famiglia scampata al sisma: “Oggi la nostra vita non è la stessa. È vero, siamo usciti salvi, ma abbiamo perso, salvi ma sconfitti”. “La ferita si guarisce, dalle ferite guariamo, ma le cicatrici rimarranno per tutta la vita e saranno il ricordo di questo momento di dolore”, ha osservato il Papa: “Sarà una vita con una cicatrice in più, non è la stessa di prima. Sì, c’è la fortuna di essere usciti vivi, ma non è lo stesso di prima”. La parola che accomuna queste due testimonianze, per Francesco, è “vicinanza”:  “Siamo stati vicini e rimaniamo vicini l’uno all’altro, e la vicinanza ci fa più umani, più coraggiosi”. “Una cosa è andare solo sulla strada della vita, una cosa è andare per mano con altri”, ha sottolineato il Papa: “E questa vicinanza voi l’avete sperimentata”.

 

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