Papa con terremotati: mons. Marconi (Macerata), “ha abbracciato con sincera attenzione il dolore e l’esperienza di chi ha vissuto la tragedia”

Il “clima” che si è creato nel “dialogo del Papa con le persone”. È quello che ha emozionato, come ha raccontato al Sir, il vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, monsignor Nazzareno Marconi, dell’udienza del Pontefice alle popolazioni terremotate del Centro Italia. “Bergoglio – spiega monsignor Marconi – ha parlato lentamente e c’è stato un silenzio fatto di attenzione e condivisione. Ci sono stati pochi applausi ma non per mancanza di partecipazione da parte dei terremotati, bensì per la scelta di uno stile più autentico: non dimentichiamo che questo sisma ha causato la morte di numerose persone, tra cui i bambini”. L’aspetto più significativo di questa particolare udienza pontificia, prosegue Marconi, sta nel fatto che “il Santo Padre ha espresso il proprio ‘colloquio’ con le popolazioni ferite dalle scosse non attraverso discorsi ufficiali ma riprendendo le testimonianze di una coppia e di un parroco terremotati e rimasti senza una casa”. Da parte di Papa Francesco, dunque, “è emerso l’atteggiamento più opportuno, che in situazioni del genere non contempla prediche ma abbraccia con sincera attenzione il dolore e l’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle una tragedia”. Per quanto riguarda le zone della diocesi maceratese più interessate dalle lesioni, poi, il Pontefice, come riferito dal vescovo, “ha voluto espressamente conoscere i numeri degli sfollati attualmente privi di un’abitazione, per rendersi meglio conto della portate del fenomeno: tra i frati di Treia e i religiosi di Tolentino, dove le persone senza casa sono 7mila, in tutto parliamo di circa 45 sfollati”.

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