Papa con terremotati: mons. Brugnaro (Camerino), “ha mostrato una premurosa paternità” che “ha infuso speranza”

Un momento vissuto all’insegna della vicinanza e della sobrietà, anche nel rispetto di quanti, nei mesi scorsi, hanno perduto i propri affetti o i beni più cari. Così descrivono i vescovi della Conferenza episcopale marchigiana l’udienza di stamane, nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, in cui Papa Francesco ha incontrato le popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre. Assieme a loro, oltre ai presuli di Lazio, Marche e Umbria, anche i parroci e i sindaci dei comuni gravemente danneggiati dalle scosse la cui magnitudo ha letteralmente sconvolto il tessuto sociale e lavorativo su cui si basa questa fetta d’Italia. “Il Santo Padre ha ascoltato e fatto proprie le parole di quanti hanno personalmente testimoniato questo dramma, ma anche di coloro che non hanno avuto l’opportunità di esprimersi – racconta al Sir monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, la più lesionata delle diocesi marchigiane -, andando oltre il pensiero della gente che ha manifestato con la propria presenza il desiderio di essere accolti: come gli amministratori pubblici, che meritano di essere onorati e si sono fatti interpreti delle esigenze dei propri cittadini”. Monsignor Brugnaro non nasconde la gratitudine per “la cordialità con cui Francesco si è soffermato a salutare quante più persone possibili, benedicendo gli umili e gli ammalati: il Pontefice ha davvero mostrato una premurosa paternità che ci ha infuso quella speranza che è cosa ben diversa, come lui stesso ha sottolineato, dall’ottimismo”. La speranza che alberga nell’animo di tutti, infatti, sottolinea ancora l’arcivescovo camerte, entusiasta di questa adesione “decisamente superiore alle aspettative”, “è che le nostre comunità possano risorgere e che i nostri capolavori architettonici e artistici possano essere restaurati secondo giustizia”. Ora, conclude, occorrono “un cuore capace di guardare lontano e una mano operosa che, illuminata dal cuore stesso, porti a compimento opere di bene”.

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