Gesuiti: p. Sosa a “Jesus”, “il peccato non è rompere una norma, ma non amare”. Con il Papa relazione “molto fraterna”

“Il peccato non è rompere una norma, ma non amare”. A dirlo, in un’intervista esclusiva sul numero di gennaio di “Jesus” da oggi in edicola, è padre Arturo Sosa, venezuelano, 68 anni, nuovo “Papa nero”, ovvero superiore dei gesuiti, la congregazione più numerosa al mondo di cui fa parte anche Papa Francesco. “I tempi cambiano rapidamente, la Chiesa fa fatica, come d’altra parte la stessa società… Dalla Commissione sul diaconato – afferma – mi aspetto che porti il tema alla luce. Bisogna discutere. Forse non ci sarà domani l’ordinazione delle diaconesse, ma almeno diciamo perché”. A proposito della teologia della liberazione, il generale dei gesuiti incalza: “Alcuni pensano” che sia “legata a un conflitto e collegata con l’analisi marxista. Ma quando il Papa parla di periferia e frontiere fa riferimento all’intuizione più forte della teologia della liberazione, al luogo teologico dove si fa teologia. Se non siamo alla periferia, se non guardiamo con gli occhi dei poveri, non facciamo una teologia evangelica che liberi gli oppressi. Nessuno è povero per scelta. Da lì parte il movimento della giustizia che è di liberazione, per arrivare alla libertà di tutti”. La liturgia, aggiunge, “non può diventare un museo”; è “un linguaggio con cui comunichiamo il nostro modo di celebrare l’Eucarestia, la relazione con il Signore. Non è cristiano è dire che si deve riformare la riforma per imporre a tutti quello stile”. Sul suo rapporto con il Pontefice confida: “C’è una relazione molto fraterna, il Papa è estremamente rispettoso. Come gesuiti siamo a disposizione della Chiesa tramite i desideri del Papa. Che sia vicino, più lontano, indifferente. Certo, quando il Papa è vicino, è molto più facile”.

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