Immigrazione: Arci, “no a nuovi Cie. Convocare le organizzazioni sociali”

“Non si investa in nuovi Cie e si riconvochi il Tavolo Immigrazione con le organizzazioni sociali”: questo l’invito che la presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci rivolge in una lettera aperta inviata al ministro dell’Interno Domenico Minniti, riguardo alla proposta di affidare nuovamente le politiche sull’immigrazione a un investimento sui Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Una proposta, secondo l’Arci, “vecchia e stantia ancor prima di essere avviata”: “La storia recente, d’altra parte, dimostra come sia impossibile aumentare il numero dei rimpatri degli irregolari attraverso i Centri d’identificazione e di espulsione”. Si tratta di “uno strumento ingiusto perché introduce un percorso differenziato per gli stranieri, meno garanzie e meno diritti”, uno strumento “sbagliato” perché “non è di sanzioni per chi non rispetta le regole che c’è bisogno in un Paese che ha una legislazione concretamente impraticabile, ma di canali d’accesso regolari, sia per ricerca di lavoro sia per richiesta di protezione internazionale”. E’ inoltre “uno strumento inutile” perché, “dati alla mano, un rimpatrio reale e non fittizio” attraverso i Cie “costa cifre esorbitanti, colpisce quasi esclusivamente persone che hanno perso il lavoro, riguardando comunque, anche quando i Cie erano 14, poche migliaia di persone”. “Se non si vuole consegnare questo Paese ai Salvini e alle destre xenofobe – conclude Chiavacci -, bisogna mettere in campo una politica che punti a impedire le morti da frontiera, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, le diseguaglianze crescenti, la povertà diffusa, fermare l’odio contrastando gli argomenti di cui si nutre e raccontando la verità”.

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