Diocesi: mons. Crociata (Latina), “manca un percorso educativo che conduca le persone a capirsi, riconoscersi e guidare al bene le proprie reazioni”

Ieri pomeriggio il vescovo d Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata, ha presieduto, nella cattedrale di S. Marco, la celebrazione nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Un momento cui è associata anche la presentazione alle autorità politiche e istituzionali pontine del Messaggio di Papa Francesco per la 50ª Giornata mondiale della Pace, ricorrenza fissata al 1° gennaio, sul tema “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”. Nel corso della sua omelia, il vescovo Crociata, tra le varie cose ha posto attenzione “su come la nonviolenza sia praticabile nell’esercizio di responsabilità sociali di qualsivoglia genere”. A tal proposito, ha suggerito tre spunti per prolungare la riflessione personale e svolgere ulteriori valutazioni. Il primo spunto si riferisce “ai fenomeni di violenza così presenti nella nostra società, da quella perpetrata dalle organizzazioni dedite alla malavita fino alla violenza privata, mossa da interessi economici o da motivi passionali e relazionali”: “Vi troviamo – ha sottolineato il presule – i sintomi di una patologia sociale che va curata e verso la quale la coscienza della società civile non dovrebbe mai attenuare il livello di riprovazione e di condanna morale, senza omettere però l’impegno a capire e rimuovere le cause ambientali e personali che la favoriscono”.
Un secondo spunto il vescovo lo ha tratto “da una considerazione sull’esercizio delle pubbliche responsabilità, piccole o grandi che siano, a tutti i livelli. Qui la violenza prende la forma di costrizione esercitata avvalendosi della propria collocazione gerarchica o da qualsivoglia posizione di potere o di forza comunque detenuta”. Per mons. Crociata, “non è in discussione la legalità, poiché ci riferiamo a comportamenti tenuti entro il perimetro della legalità, ma a quei comportamenti che esercitano una pressione indebita che altera l’autonomia e la libertà delle persone. Essi diventano fonte di tensione relazionale e di una violenza potenziale che cova dentro il tessuto sociale, destinato a produrre malessere fino a manifestarsi con aggressività e soprusi, se non con fenomeni peggiori”. Il terzo spunto riguarda “la persona, cioè ciascuno di noi. Violenza e nonviolenza abitano il nostro cuore”. “Spesso ciò che manca – ha sostenuto – è un percorso educativo che conduca le persone a capirsi, riconoscersi e guidare in maniera equilibrata e orientata al bene le proprie reazioni e le energie fisiche, psichiche e spirituali. È un impegno per ciascuno verso se stesso ed è un impegno verso la collettività da parte di chi ha responsabilità pubbliche”.

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