Abusi su innocenti: don Di Noto (Meter), “grazie a Papa Francesco” per lettera ai vescovi

“Il Papa ricorda ai vescovi di difendere i bambini? Fa bene: per quel che mi riguarda mette il dito su 25 anni di appelli, impegno, lavoro a volte inascoltato. Grazie a Francesco, quindi, che offre ai vescovi una ragione vivace per partire dai bambini, quelli che non hanno la forza di rialzarsi, ma la voce per gridare. Per questo motivo perché non istituire in ogni diocesi un vicario episcopale per l’infanzia oppure, nell’ambito della riforma della Curia, un Dicastero per l’infanzia?”. È con queste parole che don Fortunato Di Noto, presidente dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org), ha commentato la lettera scritta dal Pontefice ai vescovi di tutto il mondo il 28 dicembre scorso sulla difesa dell’infanzia e resa nota il 2 gennaio dalla Sala Stampa vaticana. “La Chiesa piange su ogni singola vittima fino alla consumazione dei secoli”, dice il sacerdote siciliano, per il quale “del resto mentirebbe se pensasse di aver risolto tutto chiedendo scusa. Non bastano le scuse: serve vicinanza alle vittime (perché non si è mai ex vittime) ma al contempo prevenzione perché gli abusi non si verifichino più”. “Se mi posso permettere – con tanta umiltà – un suggerimento al Papa, gli chiederei – ha aggiunto don Di Noto – di istituire il vicario espiscopale per l’infanzia in ogni diocesi”. Qui don Fortunato si riferisce alla sua recente nomina, per volontà di monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, a direttore dell’Ufficio pastorale per le fragilità. “È un buon punto di partenza, una sperimentazione ad ampio raggio della quale ringrazio monsignor Staglianò – dice Di Noto – che può dare risultati inattesi. Lasciamo fare alla Provvidenza, credo che ci sorprenderà positivamente”. Ma don Fortunato non chiede solo questo: “Si potrebbe indire – lo avevo già proposto nel 2010 – un Sinodo straordinario nel quale la Chiesa rifletta sulla condizione dell’infanzia e le azioni pastorali da adottare. Questo permetterebbe di discutere una strategia globale con tutti i vescovi e impegnarci per i piccoli e deboli. Oppure, se fosse possibile nella riforma, un vero e proprio Dicastero per l’infanzia con competenze specifiche, o un Ufficio ad hoc del nuovo Dicastero sociale ‘per il servizio dello sviluppo umano integrale'”. E conclude: “La Chiesa avrà sempre un compito: quello di essere sempre una voce proferita contro la corruzione dei bambini: perché dietro un bambino corrotto c’è sempre un corruttore”.

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