Birmania: Ahmad (giornalista pakistano), “lanciamo campagna per salvare i Rohingya”

“Lanciamo una campagna per salvare i Rohingya”:è la proposta del giornalista pakistano e mediatore culturale Ejaz Ahmad, per sensibilizzare sulle persecuzioni nei confronti della minoranza Rohingya, 800mila persone di fede islamica che vivono principalmente nel nord della Birmania, al confine col Bangladesh. Secondo l’Onu sono una delle minoranze più perseguitate al mondo. Il giornalista pakistano, che ha collaborato anche con la Caritas di Roma, sottolinea la situazione di estrema povertà ed isolamento sociale nella quale è costretto questo popolo, che si vede precluso qualsiasi impiego pubblico o ruolo nella società birmana. “Più di metà della popolazione Rohingya è fuggita dal Paese per salvare la propria vita, beni e familiari – ricorda Ahmad -. 500mila vivono in Arabia Saudita come immigrati temporanei, centomila si sono rifugiati in Thailandia, ma non godono di nessun diritto di asilo politico. Duecentomila Rohingya sono arrivati in Pakistan dopo la separazione indo-pakistana e quarantamila sono scappati in Malesia”. Questa minoranza, sottolinea, “sta soffrendo come i palestinesi e i tibetani però a differenza di loro non hanno trovato voce e rappresentazione nei media”. In Birmania l’odio etnico è iniziato nel 1998, con una una propaganda via stampa e internet. “Sono stati distribuiti in varie zone dei libri, cd, dvd e poster – racconta – per fomentare attacchi e aggressioni da parte della gente comune”. “Oggi i sentimenti sono simili – denuncia Ahmad -: i nazionalisti buddisti, le élite politiche e i leader religiosi sono stati accusati di intolleranza e odio con campagne di boicottaggio nei loro confronti, invitando la popolazione a non contrarre matrimoni misti”. Nel 2013 un monaco buddista, Ashin Wirathu ha lanciato addirittura una campagna contro di loro e “dopo anni di propaganda e incitamento all’odio è nata una vera e propria caccia ai Rohingya. Vi sono stati episodi di distruzione e incendi di moschee, di abitazione e di negozi”. “Ogni tanto – ricorda – a causa delle persecuzioni fuggono con piccole imbarcazioni verso la Thailandia, che insieme a Indonesia e Malesia applicano una politica di respingimento e alcune barche sono state addirittura affondate anche dai thailandesi”. Perfino la leader birmana Aung San Suukyi, conclude, “non riesce a placare questa tendenza fatta di discriminazione: se la comunità internazionale non interverrà, i Ruhingya rischiano di estinguersi”.

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