Giovani: Olivero (Sermig) su “La Porta aperta” (Avvenire), “anche noi possiamo essere il nostro prossimo”

“Penso che la giovinezza non dipenda né dal tempo né dagli anni. La giovinezza è nel sogno che insegui, nell’ideale che dà senso alla tua vita, nell’impegno che metti nel custodirlo e soprattutto nel viverlo”, afferma Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, sul mensile “La Porta aperta”, la pubblicazione di “Avvenire” che accompagna il Giubileo, in edicola domani, 11 settembre, insieme al quotidiano. “È giovane solo chi vive la sintesi fra l’incoscienza e la piena coscienza – spiega Olivero -, fra il sogno e la realtà. Chi prova a vivere parole grandi nella normalità di ogni giorno”. Chiedendosi come si fa a entrare in questo stile, Olivero chiarisce: “Ognuno di noi ha la possibilità di guardarsi dentro con estrema chiarezza. Spesso però crediamo che la misericordia coinvolga solo il nostro rapporto con gli altri”. In questo senso la parabola del Samaritano “è una via maestra, ma tante volte ci dimentichiamo che anche noi possiamo essere il ‘nostro’ prossimo: tutte le volte in cui non ci sentiamo all’altezza, non guardiamo oltre il nostro naso, non siamo capaci di accoglierci e comprenderci”. Fondamentale resta “l’aiutarci a dire i sì e i no che contano nella vita. Non ne esiste un’altra”. Per questo, conclude Olivero, non ha senso sprecare la giovinezza con la droga, con relazioni superficiali, con il sesso fine a se stesso, perché “la vita concreta che mi ha fatto vedere che basta un pugno di giovani per cambiare il corso della storia di una città, di un Paese, di un pezzo di mondo”.

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