Rifugiato in fin di vita a Fermo: don Albanesi (Capodarco), “a volte il razzismo è sottovalutato. Mi costituirò parte civile”

“Mi costituirò parte civile in qualità di presidente della Fondazione Caritas in Veritate a cui i due ragazzi erano affidati”. Don Vinicio Albanesi, presidente della comunità di Capodarco di Fermo, parla di quanto accaduto a Fermo martedì pomeriggio: Emmanuel, profugo nigeriano, da soli 8 mesi in Italia, è ora in fin di vita, sembra dopo aver reagito agli insulti rivolti alla moglie da un cittadino del posto. “Ci sono isole di aggressività che sono forti e che oscillano tra l’arroganza, la violenza e il razzismo – ha proseguito don Vinicio Albanesi -. Questi due ragazzi sono stati provocati. È nata una rissa e questo ragazzo, Emmanuel, dopo essere stato colpito, è entrato in coma. Stiamo attendendo la dichiarazione della morte celebrale”. Emmanuel era scampato agli orrori di Boko Haram in Nigeria insieme alla compagna Chimiary. Don Vinicio racconta la loro storia: “A gennaio, con il permesso del vescovo, ho benedetto la loro ‘promessa di matrimonio’. Come profughi, non avendo i documenti e non potendo fare l’unione ufficiale, per loro ho ripreso un formulario del medioevo e poi abbiamo fatto una grande festa”. “Erano felici – spiega il presidente della Comunità di Capodarco -. Avevano già avuto una bambina morta in Nigeria in seguito a un attentato di Boko Haram e ne hanno persa un’altra quando sono venuti dalla Libia durante il tragitto con i barconi. Lì in Libia erano stati picchiati. Erano cristiani, venivano tutte le domeniche a messa. Lei è una studentessa. Sono ospiti nel seminario vescovile da 8 mesi. A volte il razzismo è raffinato, sottopelle, sottovalutato. Una serie di elementi che non distinguono il bene dal male”.

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