Cannabis: don Arice (Cei), “no alla legalizzazione di un danno”

“No alla legalizzazione di un danno”. E’ netta la posizione di don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute, sulla proposta di legalizzazione della cannabis la cui discussione generale è iniziata ieri in aula alla Camera. Quasi 2mila gli emendamenti presentati; l’esame del testo, dopo il rinvio alle Commissioni Giustizia e Affari sociali, riprenderà a settembre. “Non si può pensare di risolvere un problema provocandone uno più grave”, afferma don Arice sottolineando i danni che la letteratura scientifica più accreditata attribuisce all’uso di cannabis, soprattutto sulla psiche dei più giovani. Una sostanza che, inoltre, “apre la porta alle altre sostanze”. “Il diritto fa scuola”, osserva ancora il direttore dell’Ufficio Cei: il rischio è che l’eventuale legalizzazione si trasformi in una sorta di “‘timbro assolutorio’ di una pratica che occorre condannare perché va contro il principio della tutela della salute sancito dall’art. 32 della nostra Costituzione”. “Devastante” il messaggio che passerebbe ai giovani di “normalizzazione” di stili di vita negativi. Il dibattito, poi, è viziato in partenza. Di qui l’invito a non giocare con le parole: “Come si può ipotizzarne una sua utilità a ‘fini ricreativi?’”. “Sono interdetto – aggiunge – che di fronte alle urgenze, anzi alle emergenze del Paese, si impieghi tempo prezioso su questi temi. Evidentemente fa comodo a qualcuno. La domanda da porsi è: quali i veri interessi che ci sono dietro? Chi ci vuole guadagnare?”. Ciò che occorre, assicura il sacerdote, è investire in prevenzione. “Serve un sussulto. Occorre educare i ragazzi al senso della vita, suscitare in loro passione, proporre un modello di uomo che si costruisce nella fatica su dei valori. Non è addormentando il cervello che possiamo essere felici, non è questa la vita vera”. Un compito che “interpella in prima linea la Chiesa, ma anche le agenzie educative: media, scuola, famiglia”.

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