Monsignor Galantino: non rassegnarsi a “cultura antiumanistica”

“Non esiste umanesimo autentico che non contempli l’amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessità del dialogo e dell’incontro per costruire insieme con gli altri la società civile”. Intervenendo stasera ad un incontro di formazione organizzato dalla diocesi di Parma, monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha citato queste parole del Papa, pronunciate durante il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, per esortare a “non rassegnarci” alla “mentalità” dominante. La comunità cristiana, per il vescovo, deve essere “una comunità che immette nella storia germi di vita nuova rispetto a quelli di una cultura antiumanistica, lontana mille miglia dal contemplare al suo interno passi di misericordia”. Il termine misericordia, ha ricordato infatti Galantino, contempla al suo interno due parole: “cuore” e “miseria”: “cuore misericordioso è un cuore che si apre alla miseria altrui, che si china sulla miseria, che vive senza ignorare le difficoltà dell’altro, che coltiva questa disposizione etica e spirituale”. Sull’esempio di Gesù, “la persona misericordiosa non è solo quella che compie gesti di misericordia, ma è soprattutto quella che sente appartenergli la storia e la fatica di vivere dell’altro. È quella che, come diceva Emmanuel Mounier, sente male al petto per l’altro”. “Compiere gesti e porre passi di misericordia”, allora, “per una comunità vuol innanzitutto sentirsi pienamente parte della storia nella quale è inserita, avvertendo l’obbligo di produrre in essa e per essa frutti spirituali”, che “fanno sentire il loro effetto nella nostra vita, che riguardano la nostra vita. Germi di rinnovamento della storia, germi che trasformano la storia”. “Le nostre comunità parrocchiali, i nostri paesi, la nostra regione, devono accorgersi che c’è un popolo che sta facendo esperienza di misericordia”, l’auspicio di Galantino: “Non possiamo farlo soltanto nei nostri piccoli circoli più o meno ben pensanti”.

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