Monsignor Galantino: Chiesa “chiamata a essere casa ospitale in cui è possibile avere diversi modi di pervenire alla fede”

Di fronte alla “marginalizzazione” e all'”impoverimento di una fetta importante della società”, la Chiesa “ha il dovere di porsi dalla sua parte e al suo fianco”. “Ed anche le sue strutture, se dovranno essere dignitose, non potranno essere, però, sfarzose e inaccessibili proprio per i più poveri”. Parola di monsignor Nunzio Galantino, che intervenendo questa sera ad un incontro di formazione organizzato dalla diocesi di Parma ha ripreso i tre verbi posti come titolo dell’ottavo capitolo dell’”Amoris laetitia” – “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità” – per “richiamare tre atteggiamenti che debbono oggi contrassegnare la Chiesa”. “Una Chiesa – l’identikit – che sa fare spazio al suo interno a cristiani che hanno avuto accessi alla fede anche molto diversi e che imboccano percorsi spirituali anche differenti tra loro; una Chiesa capace di abitare un mondo strutturalmente pluralistico, multireligioso e, insieme, in continuo mutamento; e una Chiesa, infine, capace di farsi carico, in modo profetico, anche di quegli effetti nefasti di una cultura segnata fortemente dall’egemonia di una visione economica, che produce degli scarti anche sul piano delle persone”. Una Chiesa, insomma, “chiamata a essere casa ospitale in cui è possibile avere diversi modi di pervenire alla fede, oltre che diversi modi di esprimerla: senza ovviamente intaccarne l’unità di fondo; capace di vivere una identità dialogica e non rigida, capace di intercettare e governare quei mutamenti che è chiamata a fare, per poter rimanere presenza viva e profetica dentro la città”. “Al cospetto di una cultura che può comportare anche la marginalizzazione e l’impoverimento di una fetta importante della società”, la Chiesa per Galantino “ha il dovere di porsi dalla sua parte e al suo fianco. Ed anche le sue strutture, se dovranno essere dignitose, non potranno essere, però, sfarzose e inaccessibili proprio per i più poveri”. Di qui la necessità di fare “passi di misericordia anche per adeguare le nostre strutture perché esprimano, anch’esse, la voglia di far nostro l’auspicio che Papa Francesco ha rilanciato nella Evangelii Gaudium, sulla base di una opzione per i poveri come categoria teologica e non solo sociologica, filosofica o culturale: quello che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come a casa loro” .

 

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