Monsignor Galantino: c’è “grande entusiasmo” ma anche “resistenza alle parole del Papa”

“Grande entusiasmo”, ma anche un “atteggiamento più o meno esplicito di resistenza alle parole del Papa, che con forza invita a mantenere lo stile evangelico dell’accoglienza e della misericordia”. È il bilancio del Giubileo tracciato da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, durante il  primo dei tre incontri di formazione organizzati dalla diocesi di Parma, presso la chiesa di S. Andrea in Antoniano. “La cultura odierna – quella dei media, ma quella anche la cultura diffusa – non è favorevole alla misericordia”, perché “non la considera una virtù praticabile e da praticare”, ha esordito il vescovo a proposito del tema del suo intervento: “Passi di misericordia per una Chiesa locale in uscita. “’ideale di uomo e di comportamento proposto dalla cultura contemporanea è quello dell’uomo chiamato a vincere ogni sorta di sfide tecniche”, ha proseguito: “L’uomo ideale è il più forte in ogni circostanza, sempre vittorioso. La preoccupazione della cultura contemporanea dominante è che bisogna fare tutto quello che è necessario per non rimanere fai margini di una vita concepita come lotta. Chi vince, vive; i deboli sono già quasi morti, comunque inesistenti”. L’uomo immaginato dalla cultura contemporanea, in altre parole, “trae da sé la propria forza, tra da sé le proprie capacità, senza dipendere da nessuno. Non teme niente e nessuno e tende a distruggere chiunque si oppone alla realizzazione dei suoi progetti. L’altro o è complice oppure è un nemico da rendere innocuo. E ciò sarà più facile da fare quanto più l’altro mostra delle fragilità”. “In questo modo di pensare”, non c’è posto “né per la misericordia né per il misericordioso”, il commento di Galantino: anzi, “la misericordia è debolezza, il massimo pericolo per un uomo e per il progresso del mondo e dell’intera umanità”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori