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Solidarietà: Aibi, tavola rotonda sulla partecipazione, “perché non si possono voltare le spalle alla storia”

“Partecipare alla vita del proprio Paese è una necessità che la storia ci impone. Perché la realtà è più forte di ogni resistenza ideologica e non puoi voltarle le spalle. Devi prenderne parte in quanto ‘essere sociale’ altrimenti scegli di vivere ai margini, in una sorta di ‘bolla’ spazio temporale”. È il parere di Daniele Vicari, regista di “Diaz-Don’t Clean Up This Blood” (incentrato sui fatti del G8 di Genova) e de “La Nave dolce”, il documentario italiano sul fenomeno dell’emigrazione albanese verso l’Italia. Ne ha parlato oggi durante la tavola rotonda “Perché partecipare oggi” alle Acli di Milano, un evento organizzato dalla Fondazione Aibi in collaborazione con Istituto italiano della donazione.  “Esiste ancora uno spazio dopo famiglia e lavoro per le donne e gli uomini del nostro tempo? – ha chiesto Marco Griffini, presidente Ai.Bi.– Facciamo abbastanza per il nostro prossimo?  Cosa ognuno di noi fa, nello specifico, affinché tutti i figli possano sempre crescere in una famiglia, sia essa biologica o adottiva, con relazioni serene ed equilibrate?”. “La famiglia con le sue non sostituibili relazioni è elemento fondamentale – ha precisato – per l’equilibrio e lo sviluppo personale e sociale di ogni individuo; la vita in famiglia costituisce la prima e più efficace forma di accompagnamento e sostegno per ogni bambino e persona in difficoltà”. Tra i vari interventi quello di Luigi Mariani, volontario espatriato Aibi in Siria, che ha raccontato cosa vuol dire, per milioni di sfollati siriani, vivere sotto le bombe. Fausto Colombo, direttore Dipartimento di scienze della comunicazione e dello spettacolo all’Università Cattolica di Milano, ha messo in risalto come “oggi si rivendichi spesso ai social media il merito di aver reso possibile una maggiore partecipazione. Tuttavia bisogna essere precisi: la partecipazione via social media non è che un primo passo verso la partecipazione sociale e politica in senso stretto. Essa manca infatti – di per sé – sia della fatica della presenza fisica, sia dell’assunzione delle responsabilità che la presenza fisica sempre implica”. Giuseppe Salomoni, presidente Fondazione Aibi, ha invece illustrato i punti salienti del Manifesto per l’accoglienza familiare, cui si ispirano e orientano le iniziative realizzate dalla fondazione.

 

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