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Morbo di Hansen: conclusioni convegno internazionale, malati in calo ma “no a leggi discriminanti, stigma e indifferenza”

“Ogni nuovo caso di malattia di Hansen è di troppo, lo è anche ogni forma residua di stigma per questa malattia. Di troppo è ogni legge discriminante i malati affetti dal morbo di Hansen, così come ogni tipo di indifferenza”: sono queste, in sintesi, le conclusioni e raccomandazioni del convegno internazionale sulla lebbra “Per una cura olistica delle persone affette dal Morbo di Hansen rispettosa della loro dignità”, che si è svolto a Roma il 9 e il 10 giugno. Il simposio, con 45 nazioni rappresentate, è stato organizzato dal Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, con la Fondazione Il Buon Samaritano e la Fondazione Nippon, in collaborazione con la Fondazione Raoul Follereau, il Sovrano Ordine di Malta e la Fondazione Sasakawa Memorial Health. I numeri di persone affette dalla malattia “sono in declino”, ha detto Michele Aramini, docente di teologia presso l’Universitá Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ma questo potrebbe nascondere “una minore attività nella ricerca dei nuovi casi”, quindi è essenziale “mirare alla precocità della diagnosi”, così come creare “borse di studio finalizzate alla specializzazione sulla malattia”.

“Lo stigma è spesso associato alla visione religiosa della vita – ha aggiunto, – ma l’insegnamento cristiano ha spinto i cristiani, soprattutto negli ultimi due secoli, a sviluppare una grande opera di assistenza e cura per le persone affette dal Morbo di Hansen”. Aramini ha poi lanciato un appello affinché si arrivi “all’abrogazione delle leggi discriminatorie” nei confronti dei malati di lebbra, un aspetto “urgentissimo e non più rinviabile”. “L’ignoranza circa la malattia e lo stigma connesso – ha fatto notare – contribuiscono a ritardare la diagnosi e la cura” con gravi ripercussioni per i malati che vengono così segnati indelebilmente dal Morbo. A tal proposito è anche importante “utilizzare un nuovo linguaggio”, visto che spesso viene usato “un linguaggio inappropriato”.

Quattro le raccomandazioni conclusive: “È importante che i leader di tutte le religioni, nei loro insegnamenti, scritti e discorsi contribuiscano all’eliminazione della discriminazione contro le persone colpite dal Morbo di Hansen”; “è necessario incoraggiare gli Stati a fare grandi sforzi”, concretizzando i principi “con specifici piani attuativi, che coinvolgano le persone malate”; occorre cambiare le politiche “familiari, lavorative, scolastiche, sportive e di ogni altro genere che discriminano direttamente o indirettamente” queste persone;  è fondamentale “implementare la ricerca scientifica per sviluppare nuovi farmaci” e ottenere “migliori strumenti diagnostici”. Per questo occorre “unire le forze tra tutte le Chiese, le comunità religiose” e le maggiori istituzioni.

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