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Giornali Fisc: don Magoga (“L’Azione”), “essere pronti ad assumerci la responsabilità di quello che accade attorno a noi”

“Ci sono gesti di ‘ordinario coraggio’ e di ‘normale prossimità’ che ci imbarazzano, ci svergognano e soprattutto ci chiedono di fare altrettanto. E io che cosa avrei fatto? Da che parte voglio stare?”. Lo domanda don Alessio Magoga, direttore “L’Azione”, nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale della diocesi di Vittorio Veneto. Partendo da due recenti episodi di cronaca – una persona, la sola ad avvicinarsi, che tiene la mano di una giovane gravemente ferita dopo un incidente in auto e una donna che chiama la polizia notando, nel disinteresse generale, che un uomo inveisce con violenza contro la compagna – commenta gli “episodi di ordinaria indifferenza, per paura di intervenire e compromettersi”. “Forse – scrive don Magoga – ci siamo indignati anche noi sentendo la storia di Sara: quella ragazza di Roma, uccisa dal suo ex compagno, che si sarebbe potuta salvare, se le macchine cui aveva disperatamente chiesto aiuto si fossero fermate. Nessuno lo ha fatto e lei è rimasta sola, in balìa del suo assassino”. “Noi che cosa avremmo fatto se ci fossimo trovati in una situazione del genere?”, si domanda il direttore. “La vita è complessa – è vero – e noi non sappiamo ‘a priori’ come ci saremmo comportati”, riconosce don Magoga. “Questo ci chiede di evitare facili giudizi sugli altri”, aggiunge, ma “al tempo stesso ci domanda di lasciarci ‘trafiggere il cuore’ dalla fiacchezza d’animo e dalla pusillanimità di quelli che tirano dritto e fan finta di nulla”. “La loro colpevole ignavia può essere la nostra”, ammonisce il direttore, secondo cui “la loro banale freddezza può mettere radice in noi, in ogni momento”. “Dobbiamo lasciarci ‘trafiggere il cuore’ da episodi come questi, perché è questo dolore che ci può tenere svegli, desti, attenti e ci provoca ad essere pronti ad assumerci la responsabilità di quello che accade attorno a noi: pronti a fare qualcosa”. “Non va il ‘tirar dritto’. Non va augurare la morte a ‘quelli dei barconi’, perché vengono a scomodarci e a crearci problemi”, prosegue don Magoga. “Non è cristiano. In realtà, non è nemmeno umano”. Ma “c’è anche un rovescio della medaglia. Quello della persona che ha tenuto la mano all’incidentata, intrappolata nell’auto, o quello della donna che ha chiamato prontamente la polizia”. “Queste persone – conclude – ci testimoniano che una decisione diversa e una scelta responsabile sono possibili”.

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