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Amoris laetitia: parlano i separati. Moia (Avvenire), “progetto che infonde nuove speranze”

Accoglienza, misericordia, ma anche responsabilità, fedeltà: sono le parole più volte risuonate durante l’incontro sul tema “Amoris laetitia… parlano i separati”, svoltosi ieri sera a Milano presso la Casa Cardinal Schuster. “Dopo i primi interventi sull’esortazione apostolica da parte di esponenti del magistero e di teologi, può essere interessante – hanno spiegato gli organizzatori – conoscere anche il parere delle persone separate, di coloro cioè che si accostano alla lettura del documento di Papa Francesco a partire dal dolore della separazione vissuto in prima persona”. Luciano Moia, capo redattore di Avvenire, chiamato a introdurre e moderare la serata, ha tracciato un breve profilo della esortazione post sinodale di Papa Francesco, richiamandone gli elementi essenziali e “le molte novità, che ne fanno uno dei documenti più interessanti del magistero ecclesiale”. “Un documento pastorale fondato sulla dottrina – ha puntualizzato il giornalista – che d’altro canto integra e completa la dottrina” e che appare come “un progetto capace di infondere nuove speranze” alle famiglie stesse e dunque anche a coloro che hanno vissuto o vivono una situazione affettiva e familiare “di sofferenze”.
Quindi un richiamo alle tre “parole-chiave” – accompagnamento, discernimento, integrazione – per poi affermare che “si tratta di un testo ricco di novità, tanto da aver spiazzato non poche personalità nella chiesa”. Toccante, per i presenti, l’accenno all’idea, trasmessa da Bergoglio, per cui “l’indissolubilità del matrimonio non è un fardello posto all’inizio del cammino, ma una meta a cui tendere, un punto di arrivo” positivo.

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