Lavoro: mons. Di Cerbo (Alife-Caiazzo), chi è disoccupato “rischia di sentirsi umiliato e quasi invisibile”

“Un uomo senza lavoro non è in grado di esprimere se stesso e di promuovere la propria identità. Non può affermarsi, né progettare il suo futuro o peggio ancora quello della sua famiglia. Senza lavoro rischia di sentirsi umiliato e quasi invisibile”. È quanto afferma il vescovo di Alife-Caiazzo, monsignor Valentino Di Cerbo, in un’intervista pubblicata dalla testata diocesana Clarus. Intervenendo sulla situazione del mondo del lavoro dell’Alto Casertano, mons. Di Cerbo sottolinea che “il problema dell’occupazione non è soltanto un affare di governi o di provvedimenti legislativi, ma dell’intera società civile”. “I mutamenti in atto – prosegue – richiedono uno sforzo collettivo per ripensare il concetto stesso di lavoro, collegandolo con categorie come investimento, inventiva, ricerca, studio, individuazione di nuove opportunità”. Per il vescovo, “bisogna evangelizzare il lavoro”, anche per combattere “tristezza, amarezza, sfiducia soprattutto tra i giovani”. E “occorre uscire da una visione individualistica” per “mettersi insieme, far rete: solo così è davvero possibile guardare oltre”. Inoltre, “occorre cercare tra giovani idee vincenti e nuove opportunità”. Cogliendo “sentimenti di delusione, di disaffezione al territorio e di voglia di fuggire di tanti nostri giovani e di tante famiglie”, mons. Di Cerbo punta il dito contro il lavoro nero o sottopagato, temi frequenti anche nelle sue omelie.

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