Laicato: Delle Foglie (Sir), “nella Chiesa di Papa Francesco ruolo di primo piano per l’Ac”, associazione “di popolo”

Matteo Truffelli “lancia il cuore dell’Azione cattolica oltre l’ostacolo, perché sa bene che la sua associazione deve fare i conti con le sfide della modernità, che lui ha ben presente e non sottovaluta. Così come non intende tradire né il passato né il presente e neppure ipotecare il futuro”. Domenico Delle Foglie, direttore del Sir, è intervenuto questa sera a Roma alla presentazione del volume “Credenti inquieti”, firmato dal presidente nazionale dell’Ac. La prima osservazione di Delle Foglie riguarda il pontefice che “chiede a tutti e a ciascuno di rompere con la propria tradizione, di cogliere la possibilità offerta per sanare le ferite del mondo (comprese quelle da noi procurate al mondo), di lanciare ponti e di smetterla di erigere muri”. Papa Francesco “spesso dà l’idea di dover bruciare i tempi… Avverto questa premura che all’apparenza può contrastare con la ponderatezza delle sue scelte”. In questa chiave “la preoccupazione di Truffelli si spiega tutta. Anche per via della responsabilità che l’Azione cattolica si ritrova sulle spalle. Se la Chiesa italiana riuscirà davvero a diventare quell’ospedale da campo che il Papa si aspetta, molto dipenderà dall’Ac. Così come dalle scelte che l’associazione farà, sia a livello nazionale sia nella dimensione diocesana e parrocchiale, si percepirà se davvero le Chiese” locali “sono ‘in uscita’, oppure si attardano o addirittura in alcuni casi fanno resistenza”.
Qui arriva la seconda considerazione: “Questo tempo è sempre più segnato dalla disintermediazione. Quello che sembrava un connotato tipico della vita politica, oggi sembra trovare un qualche spazio anche nella vita ecclesiale. L’idea di Chiesa di Papa Francesco, che si può riassumere nell’ormai famosa immagine del pastore che sta davanti, dietro e in mezzo al gregge, suggerisce un gigantesco meccanismo di disintermediazione. Il vescovo e il popolo: questa è la dinamica di Chiesa che Francesco intravede e sembra privilegiare”. Operazione “peraltro complessa e molto dolorosa per una cultura di governo ecclesiale e cattolica che ha visto moltiplicarsi le mediazioni spirituali, culturali, associative e persino corporative”. Il Papa, “preoccupato dall’essenza dell’annuncio cristiano e dalla necessità di elargire misericordia ad un mondo che ne ha un bisogno disperato, ha voluto accorciare le distanze”. Nel  “processo di riduzione delle distanze, il rapporto tra il vescovo e il popolo è l’asse costitutivo delle dinamiche ecclesiali, tanto più genuino e produttivo se accompagnato da una conversione personale che trova nella porta aperta della misericordia e del perdono il miglior viatico”. Da qui l’immagine di un’Ac che, “con il suo tratto popolare, si incammina con convinzione” sulla strada della “Evangelii gaudium”, anche “sapendo di dover ripensare se stessa, di dover abbandonare vecchi schemi, di doversi rimettere in discussione”.
La conclusione rielabora una metafora calcistica utilizzata da Truffelli nel suo libro: “Ecco perché l’Ac – afferma Delle Foglie – deve correre molto a centrocampo per consentire di recuperare palla e di impostare il gioco per i suoi attaccanti. Una vita da mediano, direbbe Ligabue. Ma per come conosco io l’Azione cattolica, so che è un gran bel complimento”.

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