Papa a Lesbo: Vian (L’Osservatore Romano), “un appello accorato all’Europa e al mondo”

“Come il viaggio del Papa a Lampedusa, anche questo a Lesbo parla a tutti, anche senza parole. Ed è un appello accorato all’Europa, e al mondo perché non distolga lo sguardo dai volti di uomini, di donne, di bambini costretti dalla guerra e dalla miseria a lasciare i loro Paesi, le loro case, le loro famiglie”. Così Gian Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, sintetizza nell’editoriale odierno la visita papale nell’isola greca, “segno, semplice e fortissimo”, come è “inequivocabile l’accoglienza di dodici profughi siriani che Francesco ha portato a Roma tornando da questo viaggio, diverso dagli altri. Diverso perché segnato dalla tristezza per la peggiore catastrofe umana dopo la seconda guerra mondiale”. Forse, osserva Vian, “nessun viaggio papale è maturato in così poco tempo: meno di un mese. Incrociandosi con l’invito del patriarca di Costantinopoli venuto a Lesbo con l’arcivescovo di Atene e altri vescovi, ortodossi e cattolici”. Ed è “un nuovo passo nel cammino verso l’unità, segnato dall’ecumenismo che Bergoglio ha definito del sangue e che ora avanza con quest’altra testimonianza di carità, sottolineata dalle parole di Hierònymos, di Bartolomeo e del loro fratello Francesco nel campo di Moria”, dove si sono fermati lungamente a salutare centinaia e centinaia di profughi. L’arcivescovo ha auspicato a partire da Lesbo un movimento globale in favore dei profughi; un monito severo è venuto dal patriarca: “Il mondo sarà giudicato da come vi tratterà”. “Siamo venuti ‘semplicemente per stare con voi’ e per richiamare l’attenzione e implorare la soluzione di questa crisi”, ha detto il Papa. “La visita dei tre vescovi cristiani ha voluto anche esprimere in una dichiarazione congiunta la preoccupazione per questa ‘colossale crisi’, denunciata come ‘crisi di umanità'”, prosegue Vian sottolineando la necessità di “iniziative diplomatiche, politiche e caritative congiunte”. “Di fronte a questa tragedia – conclude l’editoriale – l’Europa ha il dovere di rispondere con umanità. Sono comprensibili e legittime le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, ha riconosciuto il Papa”, ma “non bisogna dimenticare” che “i migranti sono persone, non numeri”.

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