Papa a Lesbo: Ieronymus al Mòria refugee camp, “mai più bambini gettati sulle rive dell’Egeo”

“Oggi noi uniamo le nostre voci per condannare la condizione e lo sradicamento dei rifugiati” e ogni “forma di svalutazione della persona umana”. Lo ha detto l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Ieronymos II, nel suo discorso nel Mòria refugee camp di Lesbo che ospita circa 2.500 profughi richiedenti asilo. Ieronymos, in visita al campo insieme a Papa Francesco e al patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha preso la parola per primo dopo l’esecuzione di un canto da parte di un coro di bambini. “Speriamo che da oggi abbia inizio un cambio di consapevolezza in coloro che hanno nelle mani il destino delle popolazioni”, l’auspicio dell’arcivescovo che ha precisato che questa non è la prima volta che vengono denunciate le cause del dramma dei profughi. “Agiremo – ha assicurato – perché abbiano fine le politiche che portano a questa svalutazione della persona umana”. “Solo chi ha incrociato lo sguardo di questi bambini che abbiamo incontrato nei campi potrà immediatamente riconoscere la bancarotta dell’umanità e della solidarietà che l’Europa ha dimostrato negli ultimi anni”. “Sono orgoglioso del popolo greco che sta rendendo il calvario di quueste persone un po’ meno pesante”, ha aggiunto. “Continueremo ad affrontare questa crisi dei rifugiati nella misura in cui le nostre capacità ce lo consentiranno”. Infine una richiesta/appello: “Le agenzie delle Nazioni unite con la grande esperienza che hanno da offrire, affrontino finalmente questa grave situazione che stiamo vivendo”. “Mi auguro – la conclusione di Ieronymos – di non vedere mai più bambini gettati sulle rive dell’Egeo”.

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