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Rifugiati eritrei: Amnesty e Asgi, “respingimenti illegittimi ancora attuali. Presentato ricorso a Tribunale civile di Roma”

Amnesty International Italia e Associazione studi giuridici per l’immigrazione (Asgi) hanno fatto ieri il punto sugli effetti, ancora perduranti, dei respingimenti effettuati nel 2009 e 2010 dalle autorità italiane ai danni di numerosi rifugiati eritrei, intercettati in mare mentre tentavano di raggiungere l’Italia e riconsegnati alle autorità libiche, senza identificarli né consentire loro di presentare richiesta di protezione internazionale. Una volta in Libia, queste persone hanno subito mesi di prigionia, di violenze e trattamenti inumani e degradanti; alcuni, riusciti a evadere, hanno tentato nuovamente di attraversare il Mediterraneo, a volte con successo, in altri casi perdendo invece la vita nel tentativo di raggiungere la salvezza. Altri ancora hanno preso la via del deserto e si trovano in Israele, senza alcuna forma di riconoscimento né di protezione, esposti al rischio di detenzione indefinita o di rinvio in Ruanda o in Uganda, Paesi con i quali Israele ha accordi informali di riammissione e dai quali i richiedenti asilo potrebbero essere rimandati in Eritrea, dove rischierebbero gravissime violazioni dei diritti umani.
“La Corte europea dei diritti umani ha già condannato l’Italia per questa prassi illegittima ma – hanno sottolineato Amnesty International Italia e Asgi -, gli effetti di tali violazioni dei diritti umani persistono”. Negli ultimi anni Amnesty ha raccolto le testimonianze di un gruppo di vittime di quei respingimenti. “Il progetto presentato oggi intende costruire una causa pilota e cioè ottenere dal Tribunale civile di Roma non solo il risarcimento per le vittime, ma anche, per 14 ricorrenti, il visto umanitario per venire in Italia e chiedere asilo, diritto al quale non avevano potuto avere accesso a causa del respingimento”, ha dichiarato l’avvocato Cristina Laura Cecchini dell’Asgi, che ha illustrato il ricorso. Se accordata, tale richiesta costituirebbe un precedente eccezionale per garantire ai rifugiati quei canali legali e sicuri di accesso all’Europa che Amnesty da anni chiede nell’ambito della sua campagna Sos Europa.
Amnesty International Italia ha inoltre rinnovato le proprie preoccupazioni di fronte alla diffusa tendenza degli Stati europei di considerare alcuni Paesi di origine “sicuri”, ignorando i propri obblighi in materia di protezione internazionale. “Tra questi c’è la Turchia, con cui recentemente l’Unione europea ha raggiunto un inaccettabile accordo – ha detto Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia -. Dobbiamo ricordare ancora una volta agli Stati europei la necessità imprescindibile di garantire a tutti i richiedenti asilo un esame individuale delle singole domande di protezione e il divieto di rimandarli in Paesi dove potrebbero subire gravi violazioni dei diritti umani”. Alla conferenza stampa è anche intervenuto, in collegamento video, padre Mussie Zerai, fondatore dell’agenzia Habeshia, il quale ha evidenziato i parallelismi tra gli accordi tra Italia e Libia dello scorso decennio e quello attuale tra Unione europea e Turchia e ha sollecitato l’Unione europea a dare vita a un efficace sistema di ricerca e soccorso in mare, “una Mare nostrum europea” come l’ha definita il sacerdote eritreo.

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