Papa Francesco: udienza, “misericordia io voglio”. No a “religiosità di facciata”

“Misericordia io voglio e non sacrificio”. Il Papa ha concluso la catechesi dell’udienza generale di oggi commentando questa frase del profeta Osea, che “rivolgendosi al popolo di Israele lo rimproverava perché le preghiere che innalzava erano parole vuote e incoerenti”. “Nonostante l’alleanza di Dio e la misericordia, il popolo viveva spesso con una religiosità di facciata, senza vivere in profondità il comando del Signore”, ha ricordato Francesco: “Ecco perché il profeta insiste: ‘Misericordia io voglio’, cioè la lealtà di un cuore che riconosce i propri peccati, che si ravvede e torna ad essere fedele all’alleanza con Dio. ‘E non sacrificio’: senza un cuore pentito ogni azione religiosa è inefficace!”. “Gesù applica questa frase profetica anche alle relazioni umane”, ha proseguito il Papa: “Quei farisei erano molto religiosi nella forma, ma non erano disposti a condividere la tavola con i pubblicani e i peccatori, non riconoscevano la possibilità di un ravvedimento e perciò di una guarigione. Non mettevano al primo posto la misericordia: pur essendo fedeli custodi della egge, dimostravano di non conoscere il cuore di Dio!”. “È come se ti regalassero un pacchetto dentro il quale c’è il dono – ha spiegato Francesco a braccio – e tu, invece di andare a cercare il dono, guardi soltanto la carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, le forme, e non il nocciolo della grazia, del dono che viene dato”.

 

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