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Papa Francesco: sintesi udienza, “la Chiesa non è una comunità di perfetti”

“La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e hanno bisogno del perdono”. Lo ha ribadito il Papa, che nella catechesi dell’udienza generale di oggi ha commentato il brano evangelico della chiamata di Matteo. “Essere cristiani non ci rende impeccabili”, perché “tutti siamo peccatori”, le parole di Francesco, che ha citato un detto “molto bello”: “Non c’è santo senza peccato, né peccatore senza futuro”. “E questo è bello!”, ha commentato a braccio davanti ai 22 mila fedeli presenti oggi in piazza: “questo è quello che fa Gesù!”. “Superbia e orgoglio sono un muro” che ci impedisce di “vedere il volto misericordioso di Dio”, ha ammonito il Papa. Ma “Gesù è un buon medico”, e “nessun peccatore va escluso”, perché non ci sono ferite che il Figlio di Dio non possa curare. “Gesù non aveva paura di dialogare con i peccatori, i pubblicani, le prostitute”, ha detto ancora a braccio Francesco. Ha fatto suo il grido del profeta Osea: “Misericordia io voglio e non sacrificio”. No, allora, alla “religiosità di facciata”, quella dei farisei, che erano “molto religiosi nella forma, ma non erano disposti a mettersi a tavola con i pubblicani e i peccatori”. Per spiegare la “religiosità di facciata”, il Papa ha scelto un esempio tratto dalla vita quotidiana: “È come quanto ti regalano un pacchetto dove c’è un dono, e tu ti fermi alla carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, e non il nocciolo della grazia”. Al termine dell’udienza, prima di salutare i fedeli di lingua italiana. Francesco ha annunciato che sabato prossimo andrà a Lesbo, per esprimere “vicinanza e solidarietà” ai profughi, ai cittadini e a tutto il popolo greco.

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