Monsignor Galantino: “non mi sono simpatici gli atteggiamenti di chi sta a metà strada, credenti e non praticanti”

“A me non sono molto simpatici gli atteggiamenti di quanti stanno a metà strada, sono credenti e non praticanti. Chi ha fede, qualsiasi fede, è un po’ come un innamorato: e non esiste un innamorato che non senta l’esigenza di esprimere concretamente questo amore”. È quanto ha affermato ieri sera il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, nel corso di “Revolution – Pregate per me” trasmessa da Tv2000. “Queste fedi un po’ self-service non mi convincono troppo”, ha proseguito il segretario generale della Cei, per il quale “la fede di per sé dice rapporto con una chiamata che viene dall’esterno”. “Di fronte a un Dio che dice ‘io ti voglio bene, per te sono disposto a rimetterci la pelle, anzi c’ho rimesso la pelle’, avere fede significa dire ‘da questa realtà mi sento interpellato e mi chiami a fare come tu hai fatto'”. “La Chiesa cattolica – ha aggiunto – non esaurisce tutta o tutte le esperienze di fede. Ha la ‘pretesa’ di vivere la chiamata da parte del Signore e di realizzarla storicamente, attraverso fragilità e limiti, ma anche attraverso un riferimento costante alla Parola di Dio”. Secondo mons. Galantino, “c’è anche un problema di linguaggio nella Chiesa cattolica, come in un po’ tutte le esperienze religiose, soprattutto quando non ci si rende conto che l’esperienza religiosa se non tocca l’uomo, il suo cuore, la sua vita non incide nella storia. Il linguaggio dev’essere quello di chi parla di cose che si capiscono, si comprendono, hanno un senso”.

Riguardo alla preghiera, il segretario generale della Cei ha affermato che “è di tutti, nella misura in cui avvertiamo un limite nella nostra vita, un limite migliorabile. Se uno si sente limitato e sa che questo limite può essere superato, sa che questo limite può convivere con un impegno serio, allora chiede una preghiera perché questo limite non sia il solo a segnargli la vita ma ci sia anche qualcosa di bello, costruttivo e entusiasmante”. La frase “Pregate per me”, ha osservato mons. Galantino, “penso che il Papa l’abbia detta come una persona normale che avverte il peso, la serietà, l’impegno di quello che è chiamato a fare e capisce anche che non può farcela da solo. E allora ha bisogno di questo supplemento d’anima, supplemento di sostegno”. Sollecitato dalla conduttrice Adriana Ciampoli, mons. Galantino ha espresso questo invito: “Pregate per me perché possa rispondere in maniera decorosa al mio compito e perché non combini troppi guai” nel servizio affidatogli dal Papa all’interno della Chiesa italiana. “Coordinare il servizio di vescovi e diocesi italiane non è che non richiede impegno, energie, a volte un bel po’ di faccia tosta e di coraggio”, ha concluso.

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