Comunicazione: Padula (Aiart), “per Papa Francesco equivale a prossimità e misericordia”

“Per Papa Francesco comunicazione equivale a prossimità e misericordia; equivale a sé, a quello che è stato, a quello che prova” e lo si percepisce “ancora di più quando ci si rende conto che la stessa angolazione di senso la adopera” in relazione “alla famiglia, alla vita, alla politica e a tutte le sfumature dell’agire”. Lo ha detto Massimiliano Padula, presidente dell’Associazione italiana ascoltatori radio e televisione (Aiart), intervenuto oggi a Roma al Comitato dei presidenti e delegati del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione (Copercom), la prima parte del quale è dedicata alla riflessione sul Messaggio del Papa per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo”. Lo scenario comunicativo contemporaneo “si presenta caotico, turbolento, ibrido. Alcune categorie che sembravano immobili, con la cultura digitale, si dinamicizzano”, ha osservato Padula specificandone tre. “Il tempo che appare sempre più spinto sul presente, sempre più orfano di ciò che è stato e disinteressato a ciò che sarà. Essere online significa vivere adesso, dimenticarsi in fretta del precedente”;  lo spazio che si rimodella e perde “per strada la sua stabilità ontologica, i suoi colori originari per diventare qualcosa di indefinito”. Infine l’identità, “altra categoria traballante” che “cambia codici percettivi, occupa spazi di senso inusuali”. È tuttavia “l’uomo che interviene sui media, li adopera come proprio riflesso e progetto per qualsiasi istanza o bisogno”, anzi “è l’uomo che crea il medium” mentre “lo screen di uno smartphone rappresenta un vero e proprio palinsesto dell’esistenza”. “Questo paradigma sociale che vede l’uomo convivere con il medium, proiettare in esso le proprie istanze, gioie, angosce è definito ‘umanità mediale'”. Per questo è necessario che “l’uomo mediale sia educato”. Come ricorda il Papa “il legame tra educazione e comunicazione è strettissimo”. “Chiamiamo questo processo di educazione dell’umanità mediale – ha concluso Padula – ‘meducazione’”.

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