Barriera al Brennero: mons. Muser (Bolzano-Bressanone), “Europa ha bisogno di soluzioni comunitarie e non di nuove barriere”

“L’Europa ha bisogno di soluzioni comunitarie e non di nuove barriere”. Con queste parole monsignor Ivo Muser, vescovo di Bolzano-Bressanone, stigmatizza la decisione delle autorità austriache di erigere un muro anti-migranti al Brennero, al confine con l’Italia. “Se le persone intravedessero una prospettiva futura nella loro patria, non rischierebbero la loro vita per venire in Europa – osserva il vescovo – bisogna creare le condizioni necessarie perché essi possano vivere nella propria terra in pace e in libertà”. Per mons. Muser “il flusso di profughi provenienti da paesi dove una vita in pace e in libertà non è possibile, non è un’ondata migratoria di alcuni mesi, ma un movimento di massa che si protrarrà per anni. È comprensibile che vi siano timori, incertezze e fatiche nell’affrontare la questione dei profughi. Tuttavia questi timori non devono essere utilizzati come mezzo politico contro i profughi. Non esistono soluzioni semplici. Sono convinto che ci possa essere soltanto una soluzione comunitaria”. Il presule si dice convinto che “l’emergenza profughi è una sfida che l’Europa può affrontare. Quando però singoli Paesi si tirano indietro, lasciando quindi che la responsabilità comune ricada su pochi, questi pochi non ce la faranno. O affrontiamo questa sfida in modo comunitario, come una questione europea, oppure siamo destinati a fallire, se gli interessi che ci guidano sono soltanto quelli del proprio stato, oppure quando alcuni stati membri dell’Unione europea vengono lasciati da soli”.

In merito alle iniziative al Brennero, la “prima preoccupazione” di mons. Muser “non risiede nel fatto che l’economia e il turismo potrebbero avere risvolti negativi, ma va soprattutto a quelle donne, a quegli uomini e a quei bambini in fuga che hanno bisogno del nostro aiuto. Il loro grido di aiuto – la loro fuga non è nient’altro che questo! – richiede la nostra attenzione. A che cosa serve celebrare l’Anno della misericordia, se poi siamo duri di cuore nei confronti del prossimo?”. Per questo motivo l’emergenza profughi è “un compito per noi come cristiani. Ringrazio quindi di cuore tutte le persone che s’impegnano in questo campo e che affrontano questa sfida, in particolar modo la Caritas diocesana e l’Associazione “Volontarius” che svolgono un servizio prezioso. Ci sono anche numerosi volontari che nelle parrocchie si contraddistinguono per il loro impegno nei confronti di questi uomini, donne e bambini. Un particolare ringraziamento va anche ai responsabili della società e della politica che affrontano questa sfida in modo ragionevole, senza grandi slogan populistici e con un atteggiamento di solidarietà. È compito specifico della politica offrire strutture sostenibili e lungimiranti modelli d’integrazione”.

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