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Comunicazioni sociali: mons. Giuliodori (Univ.Cattolica), “media, nuovo aeropago e spazio esistenziale”

“Attraverso questo importante convegno internazionale con cui si ripercorre e si ricostruisce l’impegno dell’Università Cattolica per la ricerca e la formazione nel campo dei media negli anni del secondo dopoguerra, si offre un fondamentale contributo alla comprensione del ruolo che le comunicazioni sociali hanno assunto nel progetto formativo dell’Ateneo dei cattolici italiani e nel più ampio quadro delle trasformazioni che hanno segnato la vita dell’Italia e anche la missione della Chiesa”. Così si è espresso mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’ateneo di largo Gemelli a Milano, durante il convegno “È la vita che vi afferra e vi trascina”: L’Università Cattolica e la ricerca sui media dal dopoguerra agli anni Settanta” (21-22 marzo). Mons. Giuliodori ha ricordato che sotto la spinta di padre Gemelli, fu avviato un “centro di studi e di formazione sui media” che oggi “rappresenta uno degli elementi che ha consentito all’Università Cattolica di interagire da protagonista con uno dei fenomeni più rilevanti dello sviluppo del Paese e  dei cambiamenti sociali del nostro tempo”. “Il seme gettato ha infatti prodotto frutti preziosi per la vita dell’ateneo, ma soprattutto ha dato la possibilità di mettere a servizio del Paese e della Chiesa un patrimonio di analisi, di studi e di conoscenze che hanno consentito di leggere, decodificare e, per quanto possibile, orientare nell’ottica dell’antropologia personalistica e cristiana, l’affermarsi e il diffondersi dei media antichi e nuovi”.
In particolare “gli anni Sessanta, con la diffusione del mezzo televisivo e il potenziamento di tutti i media nel contesto del boom economico e demografico del Paese, hanno rappresentato la stagione in cui i mezzi di comunicazione si sono imposti come il vero e più dinamico fattore di cambiamento della società”. Mons. Giuliodori nel suo ampio e articolato intervento, giunto con alcune riflessioni sino ai giorni nostri, ha quindi ricordato l’evento conciliare e il decreto sulle comunicazioni sociali, “Inter mirifica”. “A poco più di cinquant’anni dalla chiusura del Concilio è utile fare un bilancio di come le intuizione profetiche di quell’assise si sono attuate e ciò che hanno prodotto”. La Chiesa italiana, “a partire dal Concilio Vaticano II e soprattutto negli ultimi decenni, ha posto una rinnovata attenzione al ruolo che la comunicazione sociale gioca nella cultura, nella vita del Paese e nella sua missione. Il mondo dei media è divenuto l’ambiente in cui l’uomo di oggi vive e si esprime. È il ‘nuovo areopago’ dove si condividono pubblicamente i pensieri e si scambiano le idee, ma anche il nuovo ‘spazio esistenziale’ dove si realizzano le diverse dimensioni della vita dal lavoro alla politica alle relazioni sociali, affettive e familiari”.

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