Papa in Messico: conferenza stampa aereo, questione ucraina “problema storico ma anche personale”

“Per capire una notizia, una dichiarazione bisogna cercare l’ermeneutica del tutto”. È la raccomandazione fatta dal Papa ai giornalisti, che sull’aereo di ritorno dal Messico l’hanno interrogato sulla Dichiarazione congiunta firmata con il patriarca Kirill, che è stata interpretata dai greco-cattolici ucraini come un “documento politico” di appoggio alla politica russa . “Quando io ho letto questo, sono stato un po’ preoccupato, perché era più Svjatoslav Ševčuk che ha detto che il popolo ucraino o alcuni ucraini o tanti ucraini si sentono profondamente delusi e traditi”, ha spiegato il Papa rivelando che Ševčuk “è un uomo per il quale ho rispetto e anche familiarità, ci diamo del tu”. L’intervista “presa e pubblicata” in Ucraina, ha specificato Francesco, “è di una pagina, due e un po’ di più: più o meno. Quella notizia è nel terz’ultimo paragrafo, così piccolo. Ho letto l’intervista, e dirò questo: Ševčuk è la parte dogmatica, si dichiara figlio della Chiesa, in comunione con il Vescovo di Roma, con la Chiesa; parla del Papa, della vicinanza del Papa, e di lui, della sua fede, e della fede anche del popolo ortodosso lì: nella parte dogmatica nessuna difficoltà, è ortodossa nel buon senso della parola, cioè dottrina cattolica. Poi, come in ogni intervista, ognuno ha il diritto di dire le sue cose, e questo non lo ha fatto sull’incontro, perché dell’incontro dice: ‘Ma, è una cosa buona e dobbiamo andare avanti’. Lui ha le sue idee personali che sono per dialogare, e ha diritto ad averne”. “L’Ucraina è in un momento di guerra, di sofferenza, con tante interpretazioni”, ha fatto notare Francesco: “È un problema storico ma anche un problema personale di quel Paese e parla della sofferenza. E lì, io inserisco questo paragrafo: si capisce che un popolo in quella situazione senta questo. Il Documento è opinabile su questa questione dell’Ucraina, ma lì si dice che si fermi la guerra e che si vada ad accordi; anche io personalmente ho detto che gli Accordi di Minsk vadano avanti, e non si cancelli con il gomito quello che è stato scritto con le mani”.

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