Povertà: Caritas Nord-Est, “italiani più problematici”

Il 50,3% delle persone accolte nelle strutture residenziali delle 15 Caritas diocesane del nord-est sono italiani, con problemi diversi legati alla mancanza di casa, reddito, lavoro, relazioni, salute, autonomia psico-fisica, istruzione e socialità o con dipendenze o devianza. Gli stranieri comunitari sono il 5,6%, gli extracomunitari sono il 44,1%, più giovani e con problemi minori a parte la scolarità. È quanto emerge da un report sulla grave marginalità reso noto oggi dalle Caritas delle 15 diocesi del Nord-Est, che contano 130 strutture censite, mentre il numero complessivo delle strutture Caritas è di 206, dedicate all’accoglienza di persone in grave e gravissima marginalità sociale. I posti letto, al 1 giugno 2015, sono 980 di cui: 346 dormitori/emergenza; 314 case accoglienza utenza eterogenea; 13 casa-famiglia (minori e madri) 139 alloggi semi-protetti; 134 alloggi in autonomia; 34 housing first. Nelle strutture di accoglienza prese in esame vi sono 196 operatori dipendenti e 663 volontari. “I dati – ha evidenziato Paolo Molinari, ricercatore scientifico dell’Ires del Friuli Venezia Giulia – rilevano che gli italiani accolti nelle residenze della Caritas sono il gruppo più problematico”. Per il futuro la rete Caritas per la gravissima marginalità sta pensando ad un “cambio di rotta” che porti fuori dai dormitori più persone possibile spostando l’accoglienza verso il modello degli alloggi in autonomia, associato ad un progetto individualizzato attraverso una presenza educativa.

 

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