Papa Francesco: ad Avvenire, il Giubileo è stato anche il Giubileo del Concilio

“È nel flusso della vita che si deve discernere”. Con queste parole il Papa, nell’intervista concessa a Stefania Falasca per “Avvenire”, sintetizza la lezione del Concilio Vaticano II, all’interno del quale si inserisce anche il Giubileo della misericordia che si concluderà domenica prossima. Francesco parla dell’Anno Santo da lui indetto come un “processo che è maturato nel tempo, per opera dello Spirito Santo. Prima di me c’è stato san Giovanni XXIII che nella Gaudet Mater Ecclesia nella ‘medicina della misericordia’ ha indicato il sentiero da seguire all’apertura del Concilio, poi il beato Paolo VI, che nella storia del Samaritano ha visto il suo paradigma. Poi c’è stato l’insegnamento di san Giovanni Paolo II, con la sua seconda enciclica Dives in misericordia e l’istituzione della festa della Divina Misericordia. Benedetto XVI ha detto che ‘il nome di Dio è misericordia’. Sono tutti pilastri. Così lo Spirito porta avanti i processi nella Chiesa, fino al compimento”. “La Chiesa esiste solo come strumento per comunicare agli uomini il disegno misericordioso di Dio”, afferma il Papa: “Al Concilio la Chiesa ha sentito la responsabilità di esserci nel mondo come segno dell’amore del Padre. Con la Lumen gentium è risalita alle origini della sua natura, al Vangelo. Questo sposta l’asse della concezione cristiana da un certo legalismo, che può essere ideologico, alla Persona di Dio che si è fatto misericordia nell’incarnazione del Figlio. Alcuni – penso ad alcune critiche all’Amoris Laetitia – continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della storia che si deve discernere. Il Concilio ci ha detto tutto questo, gli storici però dicono che un Concilio, per essere assorbito bene dalla Chiesa, ha bisogno di un secolo… Siamo a metà”.

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