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Ecumenismo: a Trento nella Basilica di San Vigilio cattolici e protestanti chiedono perdono per le accuse del passato

Un pane diviso sull’altare dai ministri del culto cattolici, evangelici, ortodossi e poi condiviso con tutta l’assemblea. Si è conclusa così, con questo “segno” di profezia e in un clima di profonda commozione, la celebrazione ecumenica che si è svolta ieri nella cattedrale di San Vigilio di Trento che fu sede della promulgazione ufficiale dei decreti del Concilio tridentino. La preghiera dal titolo “Lasciamoci riconciliare in Cristo con Dio!” è stato il momento culmine del Convegno ecumenico organizzato nella città di Trento dall’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo in collaborazione con la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia a 500 anni dalla Riforma.

paneA guidare la celebrazione c’erano i vescovi cattolici Lauro Tisi, di Trento, e Ambrogio Spreafico, di Frosinone, il pastore Luca Negro, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo, il pastore Markus Friederich, della Chiesa luterana in Italia (Bolzano), un rappresentante della Chiesa ortodossa. Insieme sotto il Crocifisso ligneo che fu testimone della firma dei decreti conciliari, hanno pronunciato parole di perdono per “aver tradito la tua Parola”, “per non aver sempre usato pensieri, parole e metodi evangelici”, per aver “smentito il tuo Evangelo, rallentando i passi verso una comunione di fede”.

croceCattolici ed evangelici hanno poi reso grazie per l’incontro, l’amicizia e i gesti di fraternità, per tutti i momenti in cui “le nostre Chiese hanno vissuto con coraggio e gioia l’esperienza della riconciliazione”. Ed in segno di riconciliazione, hanno portato sull’altare un cesto di terra, una bibbia interconfessionale e una valigia, simbolo e icona di tutti i migranti salvati grazie ai corridoi umanitari sostenuti da Comunità di Sant’Egidio, Chiese evangeliche e Tavola valdese.

valigia“Possiamo e dobbiamo percorrere la strada del dialogo ecumenico – ha detto l’arcivescovo Tisi nella predicazione -. Non abbiamo alternative, e nemmeno scorciatoie, per evitare alle nostre Chiese il destino di diventare afone. Questa è la nostra urgenza. Non possiamo più rimandare questo cammino sul quale si gioca la nostra credibilità”.

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