Monsignor Galantino: su “Il Sole 24 Ore”, “sta diventando un lusso fermarsi a incontrare e ascoltare” ma “c’è ancora chi apre spazi abilitati a riflessione e confronto”

“Oggi è possibile vivere e proporre un nuovo umanesimo solo partendo dall’ascolto del vissuto, riconoscendo la bellezza dell’umano ‘in atto’, pur senza ignorarne i limiti; privilegiando un umanesimo incarnato, capace di riconoscere i bisogni anche meno manifesti e di immaginare azioni di risposta adeguate, non ossessionate dall’efficienza, ma capaci, se necessario, di eccedere persino la domanda”. Lo scrive monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nell’editoriale pubblicato su “Il Sole 24 Ore” di oggi nel quale richiama la sua partecipazione all’incontro su “Umanesimo cristiano” per i Martedì della Gregoriana di Roma.
Galantino la indica come una delle sempre minori iniziative per “verificare la possibilità di avanzare proposte credibili e fondate, capaci di ridarci il gusto dell’azione e delle scelte concrete a partire dalla riflessione”. Secondo il segretario della Cei, infatti, “gli stessi spazi per elaborare riflessioni e risposte pensate e responsabili – quando ci sono – non sembrano spazi affollati da gente desiderosa di ‘pensare prima di parlare’”. Così “sta diventando un lusso fermarsi a incontrare, ascoltare, conoscere ed elaborare letture più o meno condivise ma sempre e comunque frutto di confronto”. E “mette tanta tristezza” quando “lo stesso atteggiamento vale anche per argomenti ‘interni’ a gruppi di ispirazione religiosa”. Galantino punta il dito anche contro i “social” che contribuiscono “a moltiplicare l’effetto contagio senza che a nessuno dei partecipanti venga voglia di verificare se la catena di reazioni innescata abbia un fondamento reale”.
“Per fortuna però c’è ancora chi crede alla possibilità di aprire spazi abilitati alla riflessione e al confronto nonostante un clima culturale che fa fatica ad affrancarsi dalla dittatura più o meno esplicita del pensiero unico”, prosegue il segretario della Cei, secondo cui “proprio laddove la contemporaneità sembra sfuggire a un impegno di sintesi, la fede cristiana invita a gettarsi nella mischia, spendendosi per una globalità non livellante, superando barriere e cercando di incontrare quelle ‘periferie’ dell’umano che proprio una certa modernità ha messo al bando”.
Per Galantino “bisognerà cominciare mostrando tutti i limiti di un certo modello umanistico ‘vitruviano’ per contrapporvi la sfigurata bellezza dell’uomo della Sindone”. Alla “armonia di proporzioni infallibilmente inscritta nelle figure più perfette della geometria” si contrappone “solo la possibilità di raccontare una testimonianza”. Nella Sindone, “vi è un corpo di un uomo che non è tra la vita e la morte, ma tra la morte e la vita”, osserva Galantino: “L’uomo della Sindone non ha forme perfette, eppure riflette la pienezza dell’amore”.

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