Patto delle catacombe: domenica all’Angelus 400 persone con striscioni

“La nostra speranza è che Papa Francesco possa citare l’impegno del Patto nell’Angelus di domenica prossima”, quando oltre 400 persone saranno in piazza San Pietro, con striscioni per ricordare il 50° anniversario della firma del “Patto delle catacombe”. È l’auspicio espresso oggi a Roma, nella sede di Radio Vaticana, durante la conferenza stampa di presentazione del convegno organizzato dalla Pontificia Università Urbaniana il 14 novembre per celebrare i 50 anni del “Patto delle catacombe”, il documento firmato il 16 novembre 1965 da 42 vescovi (poi diventati nel tempo 500) nelle catacombe di Domitilla, durante il Concilio Vaticano II, che li impegnava a vivere una vita sobria e realizzare una “Chiesa povera e per i poveri”. “Riflettere sul contenuto del Patto delle catacombe – ha detto padre Heinz Kulüke, superiore generale della Società del Verbo Divino che amministra le catacombe di Domitilla a Roma – significa capire che si tratta dello stesso Spirito che sta guidando Papa Francesco verso una visione rinnovata della Chiesa in quanto ‘Chiesa dei poveri’. L’abbiamo invitato alle celebrazioni del 50° anniversario ma non potrà partecipare per precedenti impegni. La nostra speranza è che potrà visitare le catacombe di Domitilla in un’altra occasione e includere i contenuti del Patto nelle sue preghiere durante l’Angelus di domenica prossima”. Per tutti coloro che da sempre sono impegnati con i poveri, ha aggiunto, “il Patto è la conferma che si è sulla giusta via: vogliamo fare ancora di più”. Una riflessione di padre Kulüke appare oggi anche sull’ultima edizione dell’Osservatore Romano, dove ricorda che le parole del Papa “hanno incoraggiato diversi gruppi ad avviare le celebrazioni per i cinquant’anni del Patto”, tenuto segreto per tantissimi anni.

“Ci presentarono questo elenco di impegni – ha raccontato monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, tra i pochissimi firmatari del Patto ancora in vita -, perché i vescovi cominciassero a vivere più semplicemente, fossero vicini ai lavoratori, ai poveri, ai sofferenti e non avessero dei conti in banca”.  Suor Filo Hirota, rappresentante dell’Unione italiana superiore generali (Uisg), ha aggiunto: “il Patto sfida noi religiose ad essere profetiche in un mondo consumistico e in una cultura usa e getta”.

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