Hong Kong: tensione alle stelle. Coinvolta nelle violenze anche una chiesa cattolica

Tensione alle stelle in queste ore ad Hong Kong dove un ragazzo è stato raggiunto al petto da un colpo di pistola e ad un uomo è stato appiccato il fuoco. Anche una chiesa cattolica è stata teatro di scontri tra manifestanti e polizia. La diocesi: “Speriamo con tutto il cuore che l'attuale momento di agitazione di Hong Kong finisca e che la situazione torni alla normalità il più presto possibile”

(Da Tokyo) “Sono giorni che la situazione qui ad Hong Kong sta diventando un incubo. La tensione è alle stelle e sta peggiorando di settimana in settimana”. Sono parole di allerta e preoccupazione quelle con cui da Hong Kong padre Renzo Milanese, missionario del Pime, si rivolge al Sir e usa per descrivere quanto sta succedendo in città. Nelle ultime ore c’è stata una serie di fatti violenti che hanno scosso gli animi e hanno mandato in tilt la popolazione. Il più grave  è quello riguardante un ragazzo raggiunto al petto da un colpo di pistola. Soccorso, è stato portato via ancora cosciente e poi operato d’urgenza. La sua situazione è grave e al momento è ancora in terapia intensiva. La vicenda è stata ripresa da un reporter. Le immagini – che nel giro di poche ore hanno fatto il giro del mondo – mostrano un agente, non in tenuta antisommossa, afferrare un giovane e puntare la sua arma contro un secondo ragazzo, un giovane in t-shirt nera, disarmato, che sembra allungare la mano come nel tentativo di afferrare la pistola. Il poliziotto, da parte sua, forse per paura o perché sotto pressione, non ci pensa due volte e spara a bruciapelo colpendo il ragazzo all’addome. Nella stessa giornata di oggi poi, racconta ancora al Sir padre Milanese, un contestatore si sarebbe confrontato con un gruppo di giovani attivisti accusandoli di essere stranieri e non cinesi e di agire quindi contro l’interesse di Hong Kong. Per tutta risposta alcuni di loro persona gli avrebbero versato del liquido infiammabile addosso appiccando poi le fiamme. Inoltre, non più tardi di alcuni giorni fa è morto uno studente di Hong Kong caduto da un parcheggio sopraelevato mentre la polizia stava compiendo un’operazione di dispersione della folla con l’uso di gas lacrimogeni. La dinamica dell’incidente è poco chiara e i manifestanti non hanno esitato a dare la colpa alla polizia. Insomma la tensione è alle stelle.

Il caos delle manifestazioni ha coinvolto anche una chiesa cattolica. L’episodio fa riferimento ai violenti scontri scoppiati a Sai Wan Ho, una zona prevalentemente residenziale sulla costa nord-orientale dell’isola di Hong Kong, tra forze di polizia e decine di manifestanti. Alcuni di loro, inseguiti dai poliziotti, sono fuggiti nel parcheggio della Parrocchia della Santa Croce, a Yiu Hing Road, nella speranza di trovare un rifugio. Purtroppo però sono state arrestate prima. Alla richiesta del “perchè” la chiesa aveva permesso alla polizia di entrare nel parcheggio, la diocesi di Hong Kong ha risposto pubblicando una nota nella quale spiega che all’arrivo sul posto del diacono Simon Chan, i manifestanti purtroppo erano già stati presi, scortati alla macchina della polizia e portati via e che non era stato quindi né il diacono né tanto meno alcun altro della parrocchia “a consentire alla polizia di entrare nel complesso della chiesa” per arrestare i ragazzi.

“Ci rammarichiamo profondamente per l’incidente. Speriamo con tutto il cuore che l’attuale situazione di  tumulto ad Hong Kong finisca e che la situazione torni alla normalità il più presto possibile”.

“Il governo finora non ha fatto nulla per allentare le tensione”, dice padre Milanese. “Anzi, tutto quello che ha fatto, ha solo aggravato la situazione. Non sono riusciti a costruire spazi di dialogo e  la polizia continua a picchiare brutalmente. Quello di cui oggi Hong Kong ha un estremo bisogno è un impegno da parte di tutti a non cercare lo scontro. Perché la polizia non interviene quando ci sono gli scontri tra fazioni diverse, perché non si fa nulla per pacificare le parti? Si ha l’impressione che faccia gioco lasciare fare”. La governatrice Carrie Lam, in conferenza stampa, ha accusato i “rivoltosi” di essere “nemici del popolo” e di “distruggere ormai senza sosta la società”, aggiungendo di voler dire a tutti loro che “non riusciranno a vedere le loro richieste soddisfatte”. “Se queste parole fossero vere – commenta il missionario – sarebbero gravissime. Ci riportano pericolosamente indietro nel tempo, addirittura alle espressioni usate dai maoisti al tempo della rivoluzione culturale per definire i contestatori”.

 

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