Politica. Martinez Sicluna (Universidad Complutense): “I giovani si allontanano perché è uno spazio commerciale”

Martinez Sicluna, che ha al suo attivo 85 pubblicazioni e il premio "Elías de Tejada" dell’Accademia reale di Scienze Morali e Politiche, ha tenuto ieri una relazione sull’uso responsabile delle parole in politica alla quarta assemblea nazionale del Forum Bambini e Mass Media, che si è aperta a Bari sul tema “L’uso responsabile delle parole”

foto SIR/Marco Calvarese

Consuelo Martinez Sicluna y Sepulveda, docente di Filosofia del Diritto dell’Universidad Complutense di Madrid, è intervenuta alla quarta assemblea nazionale del Forum Bambini e Mass Media, che si è aperta ieri a Bari sul tema “L’uso responsabile delle parole”. Martinez Sicluna, che – tra l’altro – ha al suo attivo 85 pubblicazioni e il premio “Elías de Tejada” dell’Accademia reale di Scienze Morali e Politiche, ha tenuto una relazione sull’uso responsabile delle parole in politica, con al centro l’intreccio tra parola e politica partendo dalla antica Grecia, passando per il periodo repubblicano della Roma antica e i primi secoli del Cristianesimo, fino ad arrivare alla cosiddetta modernità liquida.

Lei sostiene che il consumismo ha prodotto una banalizzazione della cultura, in cui anche il politico si può proporre come un venditore. Può spiegare meglio questo concetto?
Il politico deve competere con un mondo di immagini e per affrontare questa situazione deve fare di continuo proposte.

Deve proporre continuamente nuovi diritti, nuovi beni e servizi sociali, che sono vuoti di contenuto perché si tratta di una proposta commerciale.

È un mercato che offre tante cose senza però alla fine produrre risultati perché è un mercato banale, senza idee e valori.

I giovani sono sempre più lontani dalla politica, il linguaggio può essere utile per riavvicinarli?
Non solo i giovani si sono allontanati dalla politica ma tutta la società. Che, e penso alla mia Spagna, si occupa di politica in un certo momento. Si vota ogni quattro anni. In questi quattro anni il politico può fare ciò che vuole e non risponde continuamente. Il politico deve rispondere del suo mandato.

I giovani si allontanano dalla politica perché lo spazio politico è meramente commerciale ed solo una proposta di mercato, di beni e di tante altre cose ma non una proposta vera, di una idea,

di una crociata culturale che affronti il problema di nazioni sottomesse ad uno stato transnazionale come l’Unione europea che è incardinata sulla Francia e la Germania; e la questione della cultura del Mediterraneo dove si trova?

La semplicità nel linguaggio politico è da taluni ritenuto un valore, tanto che spesso per comunicare vengono usati soltanto slogan. La realtà invece è complessa e richiede argomentazioni complesse. Come si può superare questo problema?
Con la formazione del politico. Invece, si arriva alla politica per farne una professione, per vivere di politica. La politica deve essere un servizio alla società però avendo una formazione culturale.

Davanti alle telecamere non posso dire cose a cui non ho pensato, fare affermazioni senza responsabilità, senza verità sempre con un linguaggio radicale, che è un problema.

Dobbiamo pensare alla storia della nostra Europa del secolo scorso, che è cominciata con un linguaggio radicale. Sto pensando ai fascismi e al comunismo.

Come educare bambini e ragazzi ad usare le parole senza farne spreco ed evitare che le usino per scagliarle addosso a chi la pensa diversamente?
Recuperando la cultura perché la cultura non si crea in un momento, non è un esperimento. Siamo il risultato di una tradizione. Sant’Agostino leggeva Cicerone, che era di un altro tempo. Oggi si legge Calvino, Pavese, Leopardi. Ci deve essere continuità culturale.

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