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Incontro Papa Francesco e Re Mohamed VI. Aicha Haddou (Centro di ricerca degli ulema del Regno): “Un presagio di luce per il mondo”

Parla la direttrice del Centro di ricerca "Interfaith & Peacebuilding" che si trova all’interno della prestigiosa Rabita (Lega) El Mouhammadia degli Ulema: “L'incontro tra Sua Maestà il Re Mohamed VI e Sua Santità Papa Francesco sembra essere qualcosa di assolutamente naturale. È l’incontro tra due grandi leader religiosi che condividono molte cause comuni: sfida climatica, consolidamento della pace, sensibilità e attenzione per l'altro, questione migratoria e posizione contro derive estreme”

(da Rabat) “Se il pessimismo di alcuni immerge il mondo nella notte, altri illuminano lanterne e il prossimo incontro a Rabat è un presagio di luce”. Con queste parole, Aicha Haddou ci accoglie – alla vigilia dall’arrivo di Papa Francesco a Rabat – nel Centro di ricerca “Interfaith & Peacebuilding” che si trova all’interno della prestigiosa Rabita (Lega) El Mouhammadia degli Ulema. Affacciato sull’immensità dell’oceano atlantico, il Centro è un “laboratorio di ricerca interdisciplinare” dove si studiano e si approfondiscono con l’aiuto anche di esperti di tutto il mondo e rappresentanti di diverse religioni e culture le questioni della pace, del riconoscimento reciproco, le nuove sfide legate al clima, ai rifugiati e più in generale alle migrazioni. Una parola torna spesso nella presentazione che Aicha fa di questo luogo: elaborare una “pedagogia dell’alterità”. Si parte da qui per prevenire e combattere i conflitti di natura religiosa e i radicalismi, ed educare alla diversità e alla lotta contro ogni forma di violenza, anche come contributo al più ampio problema dei populismi che stanno facendo presa in Occidente. Una “missione” che ha portato il Centro a stringere collaborazioni (tra le tante avviate) anche con l’Istituto cattolico di Tolosa e il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Quale Islam incontrerà Papa Francesco in Marocco?
Sua Santità Papa Francesco incontrerà un Islam marocchino del “giusto mezzo” che porta in sé un’eredità di civiltà derivante da una storia plurale che coniuga culture, terre, lingue, religioni. Un’eredità che ha le sue radici sia nell’Africa subsahariana sia nel territorio dell’Al Andalus in Europa. I marocchini condividono con orgoglio questa eredità come una risorsa per il futuro del Paese: essere crocevia tra l’Oriente, l’Africa e l’Europa. È dunque un’esperienza di vita che ha una profondità storica e religiosa ereditata per diversi secoli. Non dimentichiamo poi che è un Islam che include la presenza dell’identità ebraica, identità iscritta anche nella Costituzione che contribuisce a forgiare la diversità endogena della popolazione.

Ci può spiegare meglio cosa s’intende per “Islam del giusto mezzo”?
Non è uno slogan. Ci sono diverse scuole di pensiero e l’Islam marocchino ha preso posizione su una scacchiera di tendenze dogmatiche che si traduce in un Islam appunto del “giusto mezzo”, moderato, posto in un equilibrio fattibile e affidabile. Concretamente, è un’esperienza radicata e formalizzata in un’esperienza religiosa che ha il volto di un trittico, si radica cioè in tre dimensioni: il junaydismo sufi dal punto di vista mistico, il malikismo dal punto di vista giuridico e la scuola acharista dal punto di vista dogmatico. Sono queste dimensioni a conferire una realtà al plurale alla sua cultura e configurazione sociologica.

Qual è lo stato delle relazioni tra le religioni in Marocco?
Il Marocco è un Paese che si definisce, per sua stessa natura, nella promozione del dialogo tra civiltà e religioni: perché questa apertura si trova iscritta nei suoi geni storici e culturali.

Trova pertanto nella pluralità religiosa la caratteristica centrale della sua identità e della sua Costituzione. Con un elemento-chiave: il Re Mohammed VI, che ha anche lo status di leader religioso in quanto “Amir El Mouminine”, “Comandante dei credenti”, di tutti i credenti e, pertanto, garante della tutela dei fedeli di tutte le religioni riconosciute in Marocco.

È molto importante sottolinearlo. Anche se l’Islam è la religione dello Stato, garantisce a tutti il libero esercizio dei culti (vedi articolo 3 della Costituzione). Va anche notato che l’ebraismo è una componente dell’identità marocchina e riconosciuto dalla Costituzione. Lo Stato offre una protezione speciale ai membri della comunità ebraica e alle sue istituzioni e svolge un enorme lavoro nella salvaguardia del patrimonio e delle strutture ebraiche. Per il cristianesimo, la cui vitalità è assicurata dalle nuove migrazioni sub-sahariane, il Marocco riconosce ufficialmente le chiese: la Chiesa cattolica, la Chiesa evangelica ( che raggruppa protestanti di varie sensibilità), la Chiesa anglicana e la Chiesa ortodosso-russa.

Quali sono le aspettative di questa visita, soprattutto dal punto di vista del dialogo?
Questo incontro eccezionale simboleggia la congiunzione delle volontà di dialogo in un contesto particolarmente messo alla prova da derive e segnali di rottura. È quindi potente in termini di immagine, pertinente dal punto di vista dei valori che diffonde e strategico sul piano della “peacebuilding”. È in questo senso che va sottolineata e accolta la rilevanza di un incontro tra due grandi leader religiosi, provenienti dalle due sponde del Mediterraneo. Queste due voci risuonano nel crogiolo del monoteismo e rappresentano la gran parte della popolazione mondiale. Questo imminente viaggio offre pertanto un’immagine bella al mondo: l’immagine dell’incontro tra cristianesimo e Islam dal quale emerge un soffio nuovo per il futuro.

Il messaggio è semplice: è ancora possibile lavorare per costruire il nostro futuro attraverso il dialogo e dare così speranza al cuore di tanti uomini e donne nel mondo.

Cosa rappresenta per lei il Papa?
Sua Santità Papa Francesco è un’importante fonte d’ispirazione per me. È un leader religioso illuminato, umanista e dotato di grande intelligenza e sensibilità per le realtà del mondo. Il suo approccio spirituale alla vita lo porta a mettersi in connessione con le questioni contemporanee e questo mi parla nel profondo di me stessa. Il profilo di Sua Maestà il Re Mohamed VI, il “Comandante dei Credenti”, un uomo di fede, un re illuminato e visionario, si iscrive nella linea, quella di una piena attenzione ai contesti e alle loro trasformazioni. La sua capacità di rispondere ai problemi dei più svantaggiati, il suo impegno a livello nazionale e africano, la sua capacità di mantenere la rotta rassicurano un mondo travagliato.
L’incontro tra Sua Maestà il Re Mohamed VI e Sua Santità Papa Francesco sembra essere qualcosa di assolutamente naturale.

È l’incontro tra due grandi leader religiosi che condividono molte cause comuni: la sfida climatica, il consolidamento della pace, la sensibilità e l’attenzione per l’altro, la questione migratoria e la stessa posizione contro le derive estreme e i rischi dei ripiegamenti identitari.

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