Crisi Venezuela. Mons. Parra (arcivescovo di Coro): “Maduro si ritiri per il bene del popolo”

Mons. Mariano Parra, arcivescovo di Coro, parla della situazione critica del Paese. “Ho paura che scoppi una violenza molto grande. Non so se chiamarla guerra civile. Ma ho molta paura della situazione. E chiedo, prego, supplico le autorità del Venezuela e le autorità internazionali: pensino al popolo e non agli interessi personali o di partito. Il nostro popolo è sceso in piazza - e si è detto che non si era mai vista una manifestazione così grande - perché è stanco”

(da Panama) Un appello al presidente Maduro perché, per il bene del popolo venezuelano, faccia un passo indietro e una richiesta ai leader mondiali perché non perseguano solo gli interessi personali ma pensino al popolo. Se è sceso in piazza dando vita a una manifestazione di così grandi dimensioni, è perché è stanco. Stanco di soffrire la fame, la violenza, la mancanza di medicine. È un fiume in piena mons. Mariano Parra, arcivescovo di Coro (Venezuela) e in un’intervista – rilasciata al Sir e a Tv2000 a margine della Gmg – si sofferma a parlare della difficile situazione socio-politica del Paese. Mons. Parra è a Panama insieme ai giovani venezuelani. Ha partecipato lo scorso ottobre al Sinodo dei vescovi sui giovani. Ma la gioia della Gmg è stata travolta dalle notizie che, in questi giorni, giungono dal Paese. “Il Santo Padre alla Cerimonia di benvenuto ha chiesto ai giovani di essere messaggeri di amore. Nel contesto socio-politico del Venezuela significa cercare di trovare una soluzione perché questa situazione migliori ed evolva in maniera pacifica, democratica e si arrivi a costruire una società più giusta, più umana, più fraterna dove non esistano più le situazioni di fame, di miseria, di mancanza di medicine, di violenza…Credo che il messaggio ieri del Santo Padre sia stato molto importante e ai giovani ha toccato il cuore sapere di essere chiamati da Dio e dalla Chiesa ad essere portatori di questa rivoluzione dell’amore, dell’incontro. Significa non innalzare muri ma costruire ponti che aiutano anche il popolo venezuelano a riconciliarsi a beneficio di una società più giusta, umana fraterna, un Venezuela diverso”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Mons. Parra, Papa Francesco è riuscito a parlare con voi, vescovi venezuelani, presenti a Panama?
Il Papa ha manifestato il desiderio di parlare con noi. Non so se si è incontrato con il cardinale (Baltazar Porras Cardozo, arcivescovo de Mérida, ndr). Noi fino ad oggi non abbiamo avuto questa possibilità. Noi, come vescovi, chiediamo che

il processo politico avvenga in un clima di dialogo, di pace, di democrazia e non in un clima di violenza, di odio perché non servono a nulla in una situazione come questa.

Due presidenti e Paesi del mondo che si sono schierati chi con una parte, chi con l’altra. Come uscire da questa situazione? Cosa vuole dire al mondo?
Quello che vorrei dire al mondo e a tutti indifferentemente: non si lascino prendere da questo sentimento egoistico che difende il proprio punto di vista, la propria posizione ma pensino al popolo, perché chi sta soffrendo è il popolo. Non stanno soffrendo i presidenti né chi occupa posti importanti. Chi sta soffrendo è il popolo povero. Faccio un appello alle autorità di sicurezza del Venezuela:

per favore, non trattate con violenza il popolo che sta manifestando, soprattutto il popolo povero dei nostri quartieri.

Se sta manifestando, è perché sta vivendo la fame, la mancanza di medicine, una situazione orribile dal punto di vista socio-politico. Ed ha quindi tutto il diritto di manifestare, non possiamo impedire di farlo. Pensiamo, allora, al popolo, non pensiamo ai nostri interessi personali.

Ha paura di una guerra civile?
Ho paura che scoppi una violenza molto grande. Non so se chiamarla guerra civile. Ma ho molta paura della situazione. E chiedo, prego, supplico le autorità del Venezuela e le autorità internazionali, che pensino al popolo, pensino a quello che ha spinto il popolo. Non pensino agli interessi personali o di partito, o di gruppo. Il nostro popolo è sceso in piazza – e si è detto che non si era mai vista una manifestazione così grande – perché è stanco.

Quello che il popolo sta dicendo è che è stanco di vivere una situazione così critica come quella che stiamo vivendo. Un Paese così ricco che sta vivendo una povertà estrema.

Chiediamo, allora, a tutti gli attori politici di pensare al popolo e che trovino le soluzioni perché il popolo non soffri più quello che sta soffrendo.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Molti ragazzi presenti alla Gmg ci hanno detto che la loro speranza è che si esca presto da questa situazione e che Maduro faccia un passo indietro.
Dico con tutta sincerità, personalmente. Credo che sì, sia proprio così. Mi ricordo della storia del Venezuela. Si racconta che il 19 aprile del 1810, quando Vicente Emparam si rese conto che non era più ben voluto dal popolo di quel tempo, disse: se il popolo non mi vuole, neanche io lo voglio governare. Personalmente io non vorrei più lo scettro del comando e sacrificherei la mia posizione a beneficio del popolo. Credo che di fronte all’immensa maggioranza del popolo venezuelano che ha manifestato in questa maniera, io mi ritirerei. Non mi vogliono, non sto facendo bene? Se voglio bene al popolo, io mi ritiro. Quello che chiederei a Maduro è: per favore pensi a questa possibilità, si renda conto che il popolo non è d’accordo con la politica che sta portando avanti e che per favore passi la mano a un’altra persona che può risolvere i problemi che abbiamo.

Questa è la posizione anche della Chiesa venezuelana?
La posizione della Chiesa venezuelana è chiara: come ho detto e abbiamo detto in vari comunicati, riteniamo che le elezioni con cui è stato eletto il signor Maduro, non erano legali, erano illegittime innanzitutto perché non c’erano le condizioni legali con le quali si possono svolgere le elezioni. In secondo luogo: ha vinto le elezioni con una percentuale così tanto bassa che si deve rendere conto che non ha l’appoggio del popolo. Quello che diciamo e ripetiamo, come vescovi, è di cercare la soluzione a questo problema perché quello che ha fatto fino ad oggi non soddisfa il popolo venezuelano. Pertanto, si ritiri!

La cosa più logica è che faccia un passo indietro. Dica: non sono voluto, non ho fatto bene, me ne vado.

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