Diritti umani: alla Gregoriana per parlare di conquiste e negazioni nel mondo contemporaneo

“Abbiamo bisogno di lavorare per la pace, che non è solo assenza di guerra ma il nuovo nome dello sviluppo”, ha scandito Filomeno Jacob, docente all’ateneo dei gesuiti, parlando dell’attuazione dei diritti umani nel continente asiatico nel corso della Conferenza internazionale “I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni” organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dall’Università Gregoriana, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale e del 25° anniversario della Dichiarazione di Vienna e Programma d’Azione

I bambini sfruttati in Myanmar e India, le donne che lavorano nel settore tessile in Bangladesh a 24 centesimi l’ora, il fenomeno delle spose bambine in Afghanistan e quello della prostituzione minorile in Nepal e nelle Filippine, i giornalisti uccisi in India e in altri Paesi del mondo a causa delle loro inchieste, il dramma dei Rohingya. Sul maxi schermo dell’aula magna dell’Università Gregoriana, scorrono i volti (tra cui quello di Asia Bibi) e i dati che raccontano le violazioni dei diritti umani in Asia. “Abbiamo bisogno di lavorare per la pace, che non è solo assenza di guerra ma il nuovo nome dello sviluppo”, ha scandito Filomeno Jacob, docente all’ateneo dei gesuiti, parlando dell’attuazione dei diritti umani nel continente asiatico nel corso della Conferenza internazionale “I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni” organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dall’Università Gregoriana, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale e del 25° anniversario della Dichiarazione di Vienna e Programma d’Azione.

In Africa si registra “un progresso reale a livello legale, ma in concreto molto va fatto”. Malgrado “i proclami trionfalistici della Dichiarazione universale”, infatti, “l’africano è lontano dallo sviluppo dei suoi diritti e della sua libertà”, ha denunciato padre Emmanuel Bueya, docente alla Loyola University del Congo, evidenziando che “nei testi tutti gli uomini sono uguali, ma non nella realtà”. Sebbene “quasi tutti gli Stati africani abbiano ratificato la Dichiarazione universale”, in Congo, ha rilevato,

“i massacri continuano sotto l’occhio dei caschi blu, che vengono definiti turisti militari” così come “le violenze sulle donne e i saccheggi”.

“Troppo spesso il mondo ha rinunciato ai diritti umani facendo prevalere la logica della ricchezza”, ha lamentato da parte sua padre Peter Smith, promotore di giustizia e pace dell’arcidiocesi di Sydney, che ha fatto riferimento ai diritti negati delle popolazioni aborigene in Oceania e alla situazione dei migranti, definendo “una vergogna nazionale la mancanza di interesse per i rifugiati”.
“Oscure nubi si addensano sull’orizzonte dei diritti umani”, ha rilevato Geneviève Iacono, docente all’Università di Lione 2, per la quale è in atto “una regressione che indebolisce il valore della Dichiarazione Universale”. Occorre “rivisitare l’ambito dei diritti umani, lavorare con i popoli, proibire ogni forma di discriminazione”, ha scandito Iacono che ha parlato di “una nuova ecologia dei diritti umani come un’esigenza per il mondo di oggi”. “Ognuno, nella società civile – ha affermato – deve sentire la responsabilità di essere portatori di luce di speranza”.

“Al di là del ricordo storico, occorre ripensare l’universalità dei diritti”, ha osservato Rodrigo Guerra López, direttore del Centro de Investigación Social Avanzada di Querétaro, in Messico, per il quale “mentre subiamo pressioni che spingono ad affermare diritti basati sulle differenze, i cristiani, attraverso la loro cultura, possono dire che le differenze possono essere abbracciate nella persona”. Ricordando il periodo della presenza europea in America Latina e della colonizzazione, Guerra ha ribadito che “i diritti sono universali perché riguardano la persona che “non è un concetto o una rappresentazione astratta, ma si riferisce sempre alla sostanza individuale di natura razionale”.

“Ogni essere umano ha un valore elevatissimo non perché appartiene alla specie umana, ma perché è un caso unico e irripetibile di animale razionale”, ha spiegato Guerra sottolineando che “l’irripetibilità fa sì che ognuno abbia la propria dignità che deve essere rispettata da tutti”.

“Le autorità statali hanno un ruolo importante, ma tutti abbiamo una responsabilità condivisa nel promuovere la dignità di ogni persona rispettando le motivazioni che hanno portato un gruppo di Paesi a formulare questi due strumenti sui diritti umani”, ha detto il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che nel tirare le conclusioni del Convegno ha ribadito che “i diritti umani devono essere rispettati ovunque” e che le “violazioni non si hanno solo quando ci sono le armi ma ogni volta che la dignità umana viene calpestata”.

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