Crisi ecologica. Morandini (teologo e fisico): “Di fronte ai poteri forti le Chiese parlino in modo sinergico”

Si terrà a Katowice, in Polonia, dal 3 al 14 dicembre, la Conferenza mondiale sul clima, Cop 24. Simone Morandini, teologo e fisico: “Il mondo è troppo forte per una Chiesa divisa. Di fronte ai poteri della politica e dell’economia, avremmo bisogno sempre più di Chiese capaci di parlare in modo sinergico e di far convergere i differenti carismi e le differenti esperienze religiose e spirituali in una parola rivolta al mondo. Un appello comune in nome del Vangelo per la cura per il creato, la riconciliazione tra i credenti, per la pace nel mondo”

“Ripensavo ai molti commenti sulla catastrofe metereologica che in questo mese di novembre ha messo in ginocchio vaste aree del Trentino e del Veneto. Non è un mal tempo eccezionale. Purtroppo è un’intensa avvisaglia di quello che potrebbe essere uno scenario ad alta frequenza per i prossimi anni”. È preoccupato Simone Morandini, fisico e teologo, membro del gruppo “responsabilità per il creato” della Cei, docente all’Istituto San Bernardino di Venezia e membro della Fondazione Lanza. Lo abbiamo incontrato a Milano tra una sessione e l’altra del convegno che l’Ufficio della Cei per l’ecumenismo e il dialogo ha promosso sulla custodia del creato. Per tre giorni esperti ortodossi, protestanti e cattolici si sono confrontati sulle grandi sfide ecologiche che stanno ferendo il pianeta e sulle prospettive di impegno e di azione. Morandini è di casa in questi contesti. Ma non nasconde che lo stato di salute della nostra terra è grave, anzi gravissimo. “Per non parlare poi dei ritmi stagionali così sbilanciati che stiamo sperimentando anche in varie aree del nostro Paese. Questo mi preoccupa”.

“Bisogna agire, agire presto, agire finché siamo in tempo”.

Professore, lei è da anni impegnato in prima linea sui temi ambientali. Come è cambiata la percezione di questo tema nel nostro Paese? Che tipo di trend ha potuto verificare?
Ambivalente, nel senso che da un lato la percezione della gravità della crisi ambientale e anche della necessità di farvi fronte è progressivamente cresciuta. È entrata in ambienti culturali che, fino a qualche anno fa, nemmeno si accorgevano di questo problema.

Non siamo però arrivati fino in fondo ad una trasformazione dei comportamenti.

Forse anche per certi ritardi e inadeguatezza della politica e a causa anche di un mondo produttivo che fa ancora fatica a cogliere la necessità di un’innovazione “environment friendly” e orientata alla sostenibilità. Ma anche per un certa inerzia nei nostri stili di vita per cui continuiamo a consumare senza curarci delle conseguenze; continuiamo ad usare per i nostri spostamenti la macchina individuale, senza curarci del contributo che così diamo al cambiamento climatico. In alcuni casi poi ci sono clamorosi episodi di incuria sia locali sia anche globali.

Cosa la preoccupa di più? L’innalzamento del riscaldamento climatico? L’incuria del territorio? Dov’è che stiamo rischiando di più?
Certamente la situazione italiana ha alcuni luoghi di particolare criticità, ma il problema che mi pare più preoccupante, è quello del cambiamento climatico. Anche l’ultimo rapporto dell’Ipcc invitava a mantenere la crescita della temperatura media globale planetaria entro il grado e mezzo per i forti impatti che possono essere pesanti anche per il nostro Paese. Li abbiamo già cominciati a vedere, purtroppo.

Perché le Chiese, perché adesso?
Non è vero adesso. In realtà le Chiese hanno cominciato a prestare attenzione a queste questioni almeno da 40 anni, se guardiamo al mondo protestante e al mondo ortodosso. Il mondo cattolico è arrivato con gradualità ma adesso con decisione e forza. La Laudato Si’ è stata uno stimolo estremamente intenso e le Conferenze episcopali stanno rispondendo. Perché le Chiese? Perché la questione ecologica non è una questione politica per la quale possa bastare la scelta di una diversa configurazione istituzionale. E non è neppure una questione solo tecnica per la quale possa bastare una determinata linea di innovazione. È fondamentalmente un problema di trasformazione degli stili di vita che richiede a ciascuno di fare spazio nelle nostre quotidiane esistenze a quella costante attenzione per la dimensione ambientale. Significa consumare in un certo modo, adottare uno stile di sobrietà e di eco-efficienza, scegliere quei beni e servizi che hanno il minimo di impatto ambientale. E poi promuovere e sostenere politiche ambientali ed una gestione sensata dei rifiuti. Se non facciamo questo, andiamo poco lontano. Si tratta di qualcosa che investe i nostri comportamenti e qui

le Chiese, con la loro pervasiva azione ecologica, sono chiamate ad entrare in campo come attori assolutamente indispensabili.

Dal 3 al 14 dicembre comincerà a Katowice, in Polonia, la Conferenza mondiale sul clima, Cop 24. Cosa possono fare le Chiese di fronte ai grandi interessi economici e industriali, alle prese di posizione molto determinate di presidenti e capi di Stato?
È giusto essere preoccupati della dismisura delle forze. Però pensiamo anche alla storia più recente. La Cop24 arriva dopo la Cop21 che certamente non è stato un intervento adeguato all’enormità dell’andamento climatico ma è pur sempre stato il più ampio intervento che la comunità internazionale ha saputo ottenere. Non c’è dubbio che sul relativamente positivo andamento della Cop 21 hanno pesato enormemente i contributi della Chiesa. Ha pesato la Laudato Si’ di Papa Francesco. Hanno pesato gli interventi di Bartolomeo e del Consiglio ecumenico delle Chiese. Perché allora non ipotizzare che si possano innescare delle sinergie virtuose in cui religione e cultura si intreccino e possano andare ad impattare sulla politica. Non lasciamo cadere la speranza.

Da studioso di tematiche ambientali, che Chiesa sta emergendo?
Emergono profili di Chiese diversi. Le Chiese in questo momento stanno tutte contribuendo attivamente alla cura del creato ma lo fanno portando le loro rispettive sensibilità spirituali. Un dato emerge però chiaro:

il mondo è troppo forte per una Chiesa divisa.

Di fronte ai poteri della politica e della economia, avremmo bisogno sempre più di Chiese capaci di parlare in modo sinergico e di far convergere i differenti carismi e le differenti esperienze religiose e spirituali in una parola rivolta al mondo. Un appello comune in nome del Vangelo per la cura per il creato, la riconciliazione tra i credenti, per la pace nel mondo.

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