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Vescovi Usa: “Il razzismo continua ad infettare la nostra nazione”

I vescovi chiedono perdono per i tanti peccati di razzismo commessi all’interno della Chiesa dallo stesso clero, ma anche da responsabili e membri laici e chiedono una decisa inversione di rotta attraverso la conversione delle strutture all’interno delle stesse chiese dove occorre un deciso investimento in formazione, nella composizione degli stessi gruppi all’interno delle parrocchie, nella distribuzione degli incarichi e persino nelle omelie che non possono non dare indirizzi orientati alla giustizia e alla dignità delle persone

“Come vescovi della Chiesa cattolica degli Stati Uniti d’America vogliamo affrontare una delle espressioni del male particolarmente distruttive e persistenti della nostra società. Nonostante i numerosi e promettenti progressi fatti dal nostro Paese, il razzismo continua ad infettare la nostra nazione”. Inizia con queste parole la direttiva “Spalanca i nostri cuori: la chiamata permanente all’amore. Una lettera pastorale contro il razzismo”, votata dalla Conferenza episcopale statunitense durante l’assemblea d’autunno con 241 voti a favore, 3 contrari e 1 astensione.

Le 32 pagine contengono non solo un’analisi sociale e biblica sul razzismo, ma raccolgono anche le storie razziste attorno ad alcune comunità che vivono nel Paese dalla sua fondazione o che vi sono arrivati in tempi recenti. Alcuni paragrafi sono dedicati ai nativi americani costretti ad abbandonare le loro terre per essere ricollocati nelle riserve. Diverse pagine sono dedicate agli afro-americani, alla loro esperienza di schiavitù e al percorso del movimento dei diritti civili guidato da Martin Luther King, fino ai tanti carismi e beati nati proprio in contesti di marginalità. Una speciale sezione è quella sugli ispanici che “hanno sofferto e soffrono ancora di discriminazione sul lavoro, nel trovare casa, nell’istruzione e nel sistema sanitario”.

Nel documento si parla di 550 casi di linciaggio riferiti a persone provenienti dal Latino America, che rimangono comune il principale target delle deportazioni ordinate dal governo.

“Questi esempi – commentano i vescovi nella lettera – dimostrano che non abbiamo speso un tempo sufficiente a comprendere perchè gli atteggiamenti razzisti del passato siano diventati parte permanente delle nostre percezioni, delle pratiche e delle politiche odierne”.

Mons. Shelton J. Fabre, presidente del Comitato contro il razzismo e della Sottocommissione per gli affari afroamericani, nell’introdurre il documento ha spiegato che “dopo aver assistito al deterioramento del discorso pubblico, ad episodi di violenza e animosità con sfumature razziali e xenofobe, che sono riemersi nella società americana nel negli ultimi anni”, non si poteva tacere.
“Le lettere pastorali congiunte sono rare, poche e distanti nel tempo – spiega -. Ma

nei momenti chiave della storia i vescovi si sono riuniti per esprimere pronunciamenti importanti e offrire una risposta cristiana, piena di speranza, ai problemi del nostro tempo.

Questo è uno di quei momenti”.

Nella lettera si spiega che “il razzismo sorge quando sia consciamente che inconsciamente si sostiene che la propria razza o etnia è superiore e ci si erge a giudici delle persone di altre razze o etnie considerate inferiori o indegne di pari dignità”. E precisa che “quando questa convinzione o atteggiamento conduce gli individui o i gruppi ad escludere, ridicolizzare, maltrattare o discriminare ingiustamente le persone in base alla loro razza o etnia, si commette un peccato. Gli atti razzisti sono peccati perché violano la giustizia”.

Il documento ha suscitato interesse anche da parte delle altre Chiese che condividono le preoccupazioni dei vescovi cattolici ben espresse in un passaggio dello scritto dove si esamina anche la situazione del Paese.

“Le ideologie nazionaliste estreme stanno alimentando il dibattito pubblico americano – è scritto – con una retorica xenofoba che istiga la paura contro gli stranieri, gli immigrati e i rifugiati. Ignorando la comune origine si assiste al sorgere di pregiudizi, paure e odio, ma anche alla ricomparsa di cappi e svastiche”.

La lettera non è per niente tenera verso chi – individui, comunità, chiese, istituzioni – “rimane in silenzio e non riesce ad agire contro il razzismo o le ingiustizie in cui si imbatte. Questo è una forma di peccato di omissione. Ogni atto razzista, ogni commento, battuta, atteggiamento denigratorio in reazione al colore della pelle, all’etnia o al luogo di origine sono un fallimento nel nel riconoscere l’altra persona come fratello o sorella, creata a immagine di Dio. In questi e in molti altri atti simili, il peccato del razzismo persiste nelle nostre vite e nel nostro Paese”.

I vescovi chiedono perdono per i tanti peccati di razzismo commessi all’interno della Chiesa dallo stesso clero, ma anche da responsabili e membri laici e chiedono una decisa inversione di rotta attraverso la conversione delle strutture all’interno delle stesse chiese dove occorre un deciso investimento in formazione, nella composizione degli stessi gruppi all’interno delle parrocchie, nella distribuzione degli incarichi e persino nelle omelie che non possono non dare indirizzi orientati alla giustizia e alla dignità delle persone.

I vescovi incoraggiano all’apertura verso nuovi incontri e relazioni “soprattutto con chi viene considerato iniquo dalla società”; chiedono maggiore impegno nel praticare la giustizia sociale, invitano a conoscere i santi e i beati di diverse culture e a visitare musei e centri studi che allarghino la conoscenza.

E infine invitano alla conversione del cuore, alla preghiera, ad una vita più conforme al Vangelo, “a parlare e lavorare per far cessare ogni razzismo, perché si tratta di una questione vitale”. “È una lettera di tipo paolino – commenta mons. Fabre – dove si illumina l’insegnamento della Chiesa ma allo stesso tempo si offrono idee e suggerimenti pratici, perché conversione e azione si equiparano ”.

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