In Usa si vota per le elezioni di midterm. I giovani alle urne per il cambiamento

“Walkout to vote” è la campagna lanciata da ben 20 associazioni giovanili che da due mesi, ogni martedì, hanno organizzato un’attività per incoraggiare i coetanei a registrarsi per il voto, a conoscere i candidati del loro distretto e organizzare dibattiti pubblici, a disegnare con i gessetti sul marciapiede o sulle strade segnali e immagini che invitino al voto

(da New York) – Alle 10 (ora locale) gli studenti di tutto il Paese abbandoneranno la scuola o lasceranno il lavoro per recarsi ai seggi elettorali e votare. “Walkout to vote” è la campagna lanciata da ben 20 associazioni giovanili che da due mesi, ogni martedì, hanno organizzato un’attività per incoraggiare i coetanei a registrarsi per il voto, a conoscere i candidati del loro distretto e organizzare dibattiti pubblici, a disegnare con i gessetti sul marciapiede o sulle strade segnali e immagini che invitino al voto. Gli studenti di Parkland in Florida che in febbraio videro morire 17 tra compagni e professori, durante tutta l’estate hanno girato in autobus gran parte degli Stati per convincere i loro coetanei a votare. Si sono fermati nei campus universitari per spingere a recarsi ai seggi.

Hanno venduto magliette con il Qrcode per registrarsi, hanno mostrato la lista delle sedi dove votare e in questa settimana, con una originale campagna social, hanno ideato persino un piano di voto: scegli quando andare, se prima o dopo la scuola; decidi se andare in bici o con il bus; porta con te due amici e invita altri tre a farlo magari con un sms e, infine, posta la foto quando sei andato.

Sul loro sito “March for our lives” anche Uber e Lyft, due compagnie di trasporto automobilistico privato, offrono corse scontate del 50% per chi va a votare. “Se il 6 novembre ci presenteremo in gran numero so che invieremo un messaggio – scrive Emma Gonzales, la giovane che rimase in silenzio sul palco di Washington a ricordare i compagni trucidati a Parkland -. E lo invieremo non solo ai politici immorali che non meritano di essere in carica, ma alle persone di tutto il Paese, a chi ha bisogno di credere che possiamo usare la nostra democrazia per trasformare la tragedia in cambiamento”. Carolyn invece ha 51 anni e lavora nella biblioteca pubblica della sua cittadina in Nord Carolina. Quando ha visto il disinteresse dei suoi amici e dei suoi vicini per le elezioni ha cominciato ad organizzare un incontro a casa sua per parlare del futuro del Paese. All’appello su Facebook hanno risposto in dodici e oggi sono più di mille che con lei hanno scelto di bussare alle porte dei vicini per tornare a parlare di cosa rende la gente arrabbiata, di quello che vorrebbero migliorare, dell’assenza degli afro-americani nei posti di governo locale o del diritto di voto negato alle persone di colore e ai latinos. Queste forme di partecipazione politica dal basso sono persino riuscite a raccogliere, in alcuni distretti elettorali, contributi finanziari quattro volte superiori a quelli delle precedenti elezioni e il loro segreto è tornare a parlarsi, tornare a pensare locale e impegnarsi in prima persona come prova l’alto numero di donne, di afro-americani e di giovani candidati soprattutto tra le fila democratiche.

Le elezioni di Midterm che Trump ha voluto trasformare in un referendum su se stesso si stanno rivelando, in realtà, un referendum sulla democrazia statunitense e sulla partecipazione.

Il sottile e graduale deterioramento delle istituzioni e delle prassi democratiche, l’erosione della libertà di parola e di associazione, lo sgretolamento dello stato di diritto stanno spingendo all’impegno. I sondaggi realizzati dall’istituto indipendente Pew Research center registrano tra i votanti un entusiasmo mai visto negli ultimi 20 anni. Indagando sulle ragioni si scopre che è il presidente il motore di questo fervore, infatti 6 elettori su 10 affermano che Donald Trump è la ragione per cui si recano alle urne e, in particolare, più di un terzo considera il proprio voto un voto contro Trump, mentre circa un quarto afferma di considerarlo un voto per Trump, ma è interessante notare che

solo il 48% degli elettori repubblicani ha dichiarato di votare per il presidente.

Se la Camera dei rappresentanti passasse in mano democratica, come i sondaggi sembrano dimostrare, si spera che i repubblicani al Senato diventino più critici verso il presidente e si decidano a mettere un freno alle sue tendenze anti-democratiche sia nei confronti della stampa che verso l’indipendenza della magistratura. In questo momento il partito del presidente controlla il ramo legislativo, esecutivo e giudiziario e nell’equilibrio dei poteri della più grande democrazia del mondo, tutto questo è letto come un pericolo e non come un successo. Tuttavia una vittoria assoluta dei repubblicani rafforzerebbe l’idea che una politica sull’identità bianca, contro i migranti, alla ricerca di nemici da demonizzare funzioni e che l’opinione pubblica sia favorevole ad una retrocessione della democrazia.

Alle urne però si valuterà non solo l’operato presidenziale, ma i temi scottanti dell’assistenza sanitaria, dell’economia, del trattamento delle minoranze etniche e razziali, del controllo delle armi, della difesa della vita, argomenti che da sempre polarizzano gli elettori.

I vescovi dal canto loro ribadiscono l’invito ad andare a votare tenendo conto dell’insegnamento della Chiesa

su queste questioni e ripropongono come linea guida il documento “Formare le coscienze per una cittadinanza fedele” per contribuire “ad un dialogo pubblico civile e rispettoso”. Intanto nello Utah, la diocesi di Salt Lake City ha sostenuto il referendum per ampliare l’assistenza medica a circa 150mila residenti che attualmente non possono permettersi l’assicurazione sanitaria. Pur essendo una minoranza, appena il 5% su una maggioranza evangelica, i cattolici sono impegnati a far conoscere i candidati per i loro programmi e per chi sono realmente in modo da scongiurare voti di partito acritici. Anche le Conferenze cattoliche di California, Michigan e Florida hanno pubblicato delle guide indipendenti alle elezioni, convinte che oggi ci sarà comunque una prova di democrazia e partecipazione per il Paese.

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