Acapulco, un murales per non dimenticare le migliaia di vittime del narcotraffico

Un vero e proprio memoriale, con i nomi delle tantissime vittime e, tra gli altri, dei sacerdoti e dei giornalisti uccisi in questi anni. Ma anche una pittura murale colorata e portatrice di speranza. Realizzato dalla Fondazione Santina di Roma, verrà inaugurato il prossimo 21 settembre

Una grande pittura murale per non dimenticare le migliaia di vittime del narcotraffico, in una delle città più violente del Messico e del pianeta: Acapulco, nota località della costa pacifica, nello stato del Guerrero.

Un vero e proprio memoriale, con i nomi delle tantissime vittime e, tra gli altri, dei sacerdoti e dei giornalisti uccisi in questi anni. Ma anche una pittura murale colorata e portatrice di speranza.Il memoriale è stato realizzato in questi mesi dalla Fondazione Santina di Roma, che ha stanziato allo scopo 22mila euro e ha operato in stretto rapporto con la Pastorale sociale dell’arcidiocesi di Acapulco, e in particolare con il suo direttore, padre Octavio Gutiérrez Pantoja.

La struttura già si può ammirare, ma proseguono i preparativi per l’allestimento, in vista dell’inaugurazione del prossimo 21 settembre.
Un segno forse piccolo, ma estremamente significativo, in un mare di sangue:

la “guerra” messicana originata dal narcotraffico ha causato finora oltre 250mila vittime, oltre 25mila lo scorso anno. Nel 2018 si rischia di superare il muro delle 30mila vittime.

Dal 2000 sono circa 45 i sacerdoti uccisi. Lo stato del Guerrero è uno degli epicentri della violenza. Acapulco figura costantemente ai primi posti della classifica stilata ogni anno dal Consiglio cittadino per la sicurezza pubblica e giustizia penale (Ccspjp), organizzazione messicana elabora questa speciale classifica elaborando i dati ufficiali delle forze dell’ordine dei vari Paesi. Nel 2017 Acapulco era stimata come la terza città più pericolosa del mondo, con un tasso di 106, 63 omicidi ogni 100mila abitanti.

Un segno forte che accompagnerà l’azione della Chiesa locale. Di fronte a questa situazione l’ardiciocesi da sei anni ha avviato un piano di educazione e impegno per la pace. “Nel 2011 la violenza ad Acapulco toccò un picco mai visto prima, dall’anno successivo la nostra Chiesa ha rafforzato la sua organizzazione a livello di pastorale sociale – spiega al Sir padre Gutiérrez –. È stata invitata una delegazione dell’episcopato colombiano, abituata a operare per la pace di fronte al narcotraffico e alla violenza diffusa. Da lì l’arcivescovo di allora, mons. Carlos Garfias Merlos, oggi arcivescovo di Morelia, ha ampliato il progetto a varie parrocchie, alla pastorale giovanile, ha rafforzato il dialogo con le istituzioni, l’Arcidiocesi ha iniziato a intervenire in prima persona”. Man mano l’azione si è sviluppata ed è proseguita con l’insediamento, lo scorso anno, del nuovo arcivescovo, mons. Leopoldo González.
In questo contesto nasce l’idea del Memoriale: “Il progetto esisteva da tempo – prosegue il responsabile della Pastorale sociale –. L’intento era quello di chiedere uno spazio pubblico al Governo municipale. Così è avvenuto e la pittura murale è stata eseguita grazie alla Fondazione Santina. Si tratta di una realizzazione molto importante, che rafforza la nostra azione, posto in un quartiere non del tutto periferico, il barrio Progreso, che si trova abbastanza vicino al centro ma è una zona ad alto tasso di violenza. Tuttavia, la sua collocazione urbanistica rende il nuovo spazio accessibile anche dalle zone più turistiche, insomma

non si tratta di un elemento destinato a rimanere isolato, ma piuttosto contiamo che riesca a sensibilizzare la società”.

Tra prevenzione e frutti che danno speranza. Un segno di speranza, insomma, accanto alle azioni che la Pastorale sociale sta mettendo in atto. Con alcuni frutti che si iniziano a intravvedere. “Ad esempio – afferma padre Gutiérrez – notiamo la resilienza, la capacità di resistere e rinascere delle vittime, che accompagniamo nel loro dolore, a livello pastorale, spirituale, psicologico, cercando di rafforzare i legami familiari. Un altro frutto visibile è l’impegno per la pace, anche attraverso attività concrete, di un numero crescente di persone e famiglie, anche di molte vittime della violenza. Lo scorso ottobre abbiamo ricevuto un premio da una Fondazione locale per il nostro impegno”.
Ma l’Arcidiocesi intende mettere in campo anche progetti di educazione e prevenzione: “Abbiamo vari programmi – ci spiega ancora padre Octavio – tra cui quello intitolato ‘Seminatori di pace’, attraverso il quale cerchiamo di educare ai valori e rafforzare le famiglie e pensiamo a modalità concrete per prevenire la violenza. Ancora, abbiamo un gruppo di appoggio rivolto alle donne, attività direttamente legate alla pace e progetti di economia solidale”.

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