20 luglio 1969, sbarco sulla Luna: alla conquista dello spazio al cinema

A 49 anni esatti da quella data è stata appena rivelata la notizia che “First Man” di Damien Chazelle è stato scelto come film di apertura della 75ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. Un’occasione importante per rileggere il mito della conquista dello spazio nella storia del cinema, mito che ha affascinato tanti registi

“Ha toccato!”. Così il giornalista Rai Tito Stagno accompagna le prime immagini dell’allunaggio, il 20 luglio 1969. Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, a bordo della navicella Apollo 11, mettono piede sul suolo lunare. A 49 anni esatti da quella data è stata appena rivelata la notizia che “First Man” di Damien Chazelle è stato scelto come film di apertura della 75ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. Un’occasione importante per rileggere il mito della conquista dello spazio nella storia del cinema, mito che ha affascinato tanti registi. La Commissione nazionale valutazione film della Cei insieme al Sir propone alcuni titoli che hanno lasciato un segno indelebile nelle storia della settima arte.

“Viaggio nella Luna”, la fantasmagoria di Méliès. “Viaggio nella Luna” (“Le Voyage dans la lune”) di Georges Méliès del 1902 rappresenta la prima grande scommessa per il cinema di fronte all’impossibile, al mondo oltre i confini della Terra. Uno dei padri fondatori del cinema, insieme ai fratelli Lumière, è appunto Méliès, che utilizza le tecniche del teatro e dell’illusionismo per dare forma ai primi racconti cinematografici; così mette in scena, in un teatro parigino, la conquista della Luna, richiamando le pagine di Jules Verne. Un film nel pieno sviluppo del cinema muto, in un intenso bianco e nero, destinato a rimanere una pietra miliare nella storia del cinema di fantascienza.

Nel 1968 il genio di Kubrick. 50 anni da “2001: Odissea nello spazio (“2001: A Space Odyssey”, 1968), scritto e diretto dal regista statunitense Stanley Kubrick, un film che ha cambiato le regole del racconto della fantascienza e in generale il modo di fare cinema. L’opera composita e simbolica è anzitutto un grande affresco sull’origine della vita e la sua evoluzione, sino all’incontro con l’intelligenza artificiale, la macchina Hal9000. Kubrick, un anno prima dello sbarco sulla Luna, ha acceso mente e cuore degli spettatori all’incontro con un mondo fino a quel momento lontano, sconosciuto. Una scossa culturale da cui non si è più tornati indietro. Dal punto di vista pastorale, il film è valutato come positivo (“Segnalazioni cinematografiche”, Vol. 66, p. 130).

“Solaris”, lo sguardo ‘altro’ di Tarkovskij. Il regista sovietico Andrej Tarkovskij, autore di opere dall’alto contenuto poetico e spirituale (“Andrej Rublëv”, “Nostalghia”), nel 1972 realizza “Solaris”, un film ambientato in uno spazio lontano e angosciante, dove l’uomo è schiacciato alla tecnologia, ridotto a un’esistenza asettica. La Commissione film della Chiesa italiana ha commentato così: “È la condanna, non della scienza, ma delle mete disumane che si prefigge la tecnologia, quando vuol padroneggiare la vita umana nelle sue origini, nel suo sviluppo, nella sua fine. L’uomo privato dei suoi sentimenti, dei suoi affetti e dei suoi ricordi è un arido robot senza interiore consistenza, destinato all’infelicità” (“Segnalazioni cinematografiche”, Vol. 77, p. 62). Dal punto di vista pastorale il film è valutato raccomandabile e complesso.

“Apollo 13”, il cinema spettacolare firmato Howard. Nel 1995 viene presentato “Apollo 13” diretto da Ron Howard, affermato regista del cinema mainstream. Il film si ispira alla vicenda dell’astronave Apollo 13 del 1970, prendendo le mosse dal racconto di Jim Lovell e Jeffrey Kluger. Non un’opera perfettamente riuscita, ma capace di rivelare intuizioni suggestive e interessanti. In particolare, scrive la Commissione film della CEI: “Si tratta di un film dignitoso, più che accettabile, dove la cosa migliore è la solidarietà tra i tre astronauti che il pericolo comune trasforma da colleghi spesso sospettosi in autentici compagni di cordata”. Dal punto di vista pastorale, il film è considerato accettabile e realistico (“Segnalazioni cinematografiche”, Vol. 120, p. 23).

“Gravity”, Cuarón cambia lo storytelling dello spazio. Film di apertura della 70a Mostra del Cinema di Venezia, “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón si è imposto subito nel panorama internazionale ottenendo 7 Premi Oscar tra cui la miglior regia. Un’opera che segna un cambio di passo nello storytelling dello spazio, nell’utilizzo di movimenti macchina inediti e immersivi. Allo stesso momento angosciante e poetico, il film mette l’uomo al cospetto con l’infinito. Come rileva la Commissione film Cei, nell’opera si intercetta “una sensazione di abbandono che chiede alla ragione di fare appello a risorse nascoste e di lasciarsi andare alla richiesta liberatoria di una preghiera. Una precisa linea metafisico-spirituale lega immagini e parole in un film ricco di spunti, inquieto, emozionante, sempre di spiccata sensibilità narrativa e filosofica. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell’insieme problematico”.

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