Parolin ad Aquileia: la guerra è una sconfitta per tutti

L’incontro ha rappresentato il momento conclusivo di un cammino di riflessione spirituale a 100 anni dallo scoppio della Grande Guerra portato avanti in questi quattro anni dalla Chiesa isontina ed iniziato, il 13 settembre 2014, in concomitanza con la visita di papa Francesco al Sacrario di Redipuglia dove riposano 100mila militari italiani morti sulle pietraie del Carso e sui monti attorno a Gorizia, città che fu “travolta e schiacciata dalla guerra, quasi un luogo simbolico che riassume in sé molti dei drammi del secolo appena trascorso”

“Guardando le cose dall’alto e non dal basso, non avendo interessi propri da difendere, papa Benedetto XV aveva perfettamente compreso ciò che né i Governi né molti Vescovi né la maggior parte del cattolici d’Europa voleva comprendere: che la guerra sarebbe stata una sconfitta per tutti, anche per i vincitori, che si stava seminando il virus malefico di nuovi rancori, di nuovi conflitti”. E’ stato questo uno dei punti centrali della Lectio Magistralis tenuta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, giovedì 12 luglio nella Sala Romana di Aquileia in occasione della solennità dei Santi Ermagora e Fortunato, patroni dell’arcidiocesi di Gorizia e della Regione Friuli Venezia Giulia.

L’incontro ha rappresentato il momento conclusivo di un cammino di riflessione spirituale a 100 anni dallo scoppio della Grande Guerra portato avanti in questi quattro anni dalla Chiesa isontina ed iniziato, il 13 settembre 2014, in concomitanza con la visita di papa Francesco al Sacrario di Redipuglia dove riposano 100mila militari italiani morti sulle pietraie del Carso e sui monti attorno a Gorizia, città che fu “travolta e schiacciata dalla guerra, quasi un luogo simbolico che riassume in sé molti dei drammi del secolo appena trascorso”.

Il segretario di Stato ha sottolineato la linea dell’imparzialità che la Santa Sede tenne “senza sbilanciamenti né da una parte né dall’altra”. “Una linea – ha ribadito – che oggi ci appare vincente, l’unica possibile in quel terreno “invivibile” – per una forza religiosa e spirituale – che è la guerra moderna” ma che allora

“costò al Vaticano un drammatico isolamento di fronte al nazionalismo guerrafondaio che travolse tutto e tutti, senza risparmiare ovviamente i cattolici dell’uno e dell’altro fronte”.

Un isolamento che vide, fra l’altro, molti vescovi europei rifiutarsi di pubblicare nei propri bollettini diocesani la celebre Nota pontificia ai capi delle potenze belligeranti del 1° agosto 1917 – dove comparve la famosa espressione “inutile strage” – “con la speciosa giustificazione che il Papa si sarebbe rivolto ai Governi e non ai fedeli cattolici del continente”.

La tragica intuizione di Benedetto XV (che appena eletto, nella tarda estate 1914 parlò del conflitto come del “suicidio dell’Europa”) si rivelò purtroppo profetica e la guerra ed il dopoguerra hanno dissolto l’ordine internazionale centrato sull’Europa senza riuscire a sostituirlo in maniera equa e duratura ma anzi “aprendo una voragine politica e territoriale che i cento anni successivi non sono ancora riusciti a colmare” e le cui conseguenze sono ancora sotto gli occhi di tutti noi.

Il cardinale ha poi evidenziato come la Grande Guerra abbia aperto, però, anche “scenari nuovi e completamente inediti alla Chiesa cattolica proiettandola verso la modernità”: in tal senso, il segretario di Stato ha ricordato la fine del sistema giuridico della Chiesa di Stato che era stato uno dei pilastri della costituzione imperiale in gran parte dell’Est Europeo ma anche la trasformazione del mondo missionario, sino allora spesso subalterno al colonialismo europeo , e che da quel momento

“venne chiamato a promuovere l’autonomia, l’indipendenza, l’autogoverno ecclesiastico in tutte le aree extra-europee dove popoli nuovi bussavano alla porta della storia ed era il tempo di dare loro lo spazio che reclamavano”.

Un terzo aspetto di cambiamento venne rappresentato dal “venir meno dei pregiudizi antiromani, figli di una vecchia mentalità giurisdizionalista ottocentesca e largamente diffusi in Europa prima della Guerra”: una situazione venutasi a creare grazie a quel “lealismo patriottico dimostrato nei vari Paesi europei dal mondo cattolico e dalle strutture ecclesiastiche” a costo anche di “frizioni con la Santa Sede”.

Ed in conclusione, il cardinale Parolin ha voluto ricordare le parole pronunciate da papa Francesco nell’autunno di quattro anni fa proprio al sacrario di Redipuglia: “Mentre Dio porta avanti la sua creazione e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra è folle ed il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”.

(*) direttore della “Voce Isontina”

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