Thailandia, tutti salvi i baby calciatori e l’allenatore. C’è una sola umanità, teniamocela stretta

La speranza comune di soccorritori e di ascoltatori ha messo in moto una catena di umanità. La morte di uno dei soccorritori, rimasto senza ossigeno mentre portava bombole di ossigeno per i ragazzi, ha reso ancora più forte e determinata quella catena di solidarietà. “Ora che lui è morto, dobbiamo mantenere la sua promessa di riportare a casa quei ragazzi”

Meno 3, meno 2, meno 1, HOPE IS REAL, la speranza è vera. Così Khaosod English, una delle migliori agenzie thailandesi di notizie in inglese, ha titolato oggi il suo conto alla rovescia online dei ragazzi che uscivano dalla grotta di Tham Luang, dopo essere stati seppelliti là dentro per 18 giorni, dei quali 10 giorni al buio assoluto e senza cibo. 12 ragazzini tra 11 e 16 anni, tutti membri della squadra di calcio “Mu-Pa”, i “cinghialetti” di Mae Sai, una città al confine con il Myanmar. Alcuni di loro appartengono alle minoranze etniche delle tribù di montagna e non sono cittadini thai. Con loro anche il giovane vice-allenatore di 25 anni, un ex-monaco buddista che li ha salvati insegnando loro la meditazione per non perdere energia e calore.

I conti alla rovescia più famosi al mondo sono quelli alla partenza delle navicelle spaziali, i più festosi quelli che si fanno all’arrivo di un nuovo anno.

Il conto alla rovescia di Tham Luang ha battuto tutti i record mondiali di fama e di festa.

È stato anche un conto alla rovescia fatto insieme da tanti paesi che hanno inviato i loro sub e i loro esperti di soccorso nelle grotte. Centinaia di giornalisti di TV e di giornali da ogni parte del mondo hanno tenuto col fiato sospeso la Thailandia e l’umanità intera, senza distinzione di età, etnia, sesso, classe sociale. Azzeccatissimo dunque il titolo online che al posto di FUOCO!, che si mette al posto dello zero nei conti alla rovescia, ha messo invece SPERANZA. Speranza è la lingua universale che ha portato tutta quella gente dentro o vicino alla grotta di Tham Luang. Facevano confusione tante lingue diverse? “No problem!”. Ha detto uno dei sommozzatori: “La lingua che parla di umanità la capiamo tutti, la capiscono perfino i cani e tanti altri animali”. La speranza comune di soccorritori e di ascoltatori ha messo dunque in moto una catena di umanità. La morte di uno dei soccorritori, rimasto senza ossigeno mentre portava bombole di ossigeno per i ragazzi, ha reso ancora più forte e determinata quella catena di solidarietà. “Ora che lui è morto, dobbiamo mantenere la sua promessa di riportare a casa quei ragazzi”.

È stata un’operazione dannatamente complessa, difficile, faticosissima. Un soccorritore dei Navy Seals americani ha commentato: “Sarebbe stato più facile soccorrerli se fossero stati sulla Luna”. Uno dei migliori esperti di grotte al mondo, ha commentato: “Questa è stata davvero Mission Impossible, e non era un film!”.

È sempre una storia di umanità, di aiuto umanitario, di donazione totale di sé, quella che i miei studenti ricordano meglio alla fine di un corso di Master di diritto umanitario, o di risoluzione di conflitti. Quando li re-incontro qualche mese o qualche anno dopo il corso, mi dicono che di tutti i libri studiati, di tutti gli studi di caso, di tutte le lezioni e gli esami superati si ricordano solo quella: un’esperienza di una storia vera di umanità.

Politici e leaders di ogni settore cambiano profondamente se vivono sulla propria pelle una storia di umanità. Il senso comune e globale di umanità è minacciato da passaporti diversi, diverse carte di credito, diverso colore della pelle, diversa appartenenza politica, religiosa o diversa preferenza sessuale, qualche volta perfino da un velo o da una maglietta diversa, sul campo di calcio o nella vita di tutti i giorni. Ma non c’è una diversa umanità, ce n’è solo una, comune a tutti i 108 miliardi di Homo sapiens vissuti finora e i 20 miliardi che vivranno con noi i prossimi vent’anni. È l’unica che abbiamo tutti, teniamocela stretta. Grazie cinghialetti di avercelo ricordato.

(*) consigliere senior, Mae Fah Luang Foundation under Royal Patronage

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