Libertà religiosa: condizione necessaria per un vero benessere. Nessuna comunità è immune

Si è svolto oggi a Roma un convegno sulla libertà religiosa dove è risuonato il grido del popolo Yazida e Rohingya, due delle tante minoranze, che soffrono per il mancato rispetto della loro libertà e che sono relegate ai margini delle società in cui si trovano a vivere. L'ambasciatrice Usa presso la Santa Sede,  Callista L. Gringrich: "Nessuna comunità religiosa è immune” in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. Il 25 e 26 luglio prevista a Washington una Riunione ministeriale voluta dal segretario di Stato Usa, Michael R. Pompeo. I contributi dei cardinali Pietro Parolin e Leonardo Sandri

“Abbiamo bisogno di azioni concrete. Abbiamo bisogno che tutte le persone che nel mondo hanno a cuore la giustizia e la pace, agiscano. Chiedo a voi di immaginarvi l’entità del dolore che stiamo vivendo e mettere fine alle sofferenze delle minoranze in Iraq e Siria”.

Con il grido del popolo yazida si è svolto oggi il convegno sulla libertà religiosa promosso dall’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede in partnership con Aiuto alla Chiesa che soffre e Comunità di Sant’Egidio nella sede della Pontificia Università Santa Croce. A parlare una giovane ragazza yazida Salwa Khalaf Rasho che da tre anni vive in Germania ma che nel 2014 è stata rapita da membri del cosiddetto Stato Islamico e tenuta in ostaggio per 8 mesi. Con lei sono state rapite 6mila donne e bambini yazidi. Come lei hanno subito abusi fisici e sessuali. Picchiati e torturati. Salwa ha avuto la fortuna di poter fuggire ma in Iraq ci sono ancora 3mila donne e bambini abbandonati a “un destino ignoto”.

Alla voce yazida si è aggiunta anche quella di Ziear Khan, attivista della comunità Rohingya per chiedere rispetto e protezione. Una situazione critica riportata con dati e fatti nel Rapporto annuale sulla libertà religiosa redatto dal Dipartimento di Stato americano citato in apertura dei lavori da Callista L. Gringrich, ambasciatrice Usa presso la Santa Sede. Nessuna comunità religiosa è immune” in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. “Ci troviamo – ha spiegato l’ambasciatrice – in una situazione critica, dobbiamo e possiamo fare di più.

La libertà religiosa e la tolleranza sono un baluardo contro le forze dell’estremismo

e basi della pace e della sicurezza. I governi e le società che difendono la libertà religiosa sono più sicuri e prosperi”.

Libertà religiosa per vero benessere. Parole condivise anche da monsignor Khaled Akhasheh, del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che ha espresso l’auspicio che la libertà religiosa “venga percepita non come una minaccia alla pace e all’armonia delle società, ma come una necessaria condizione per un vero benessere, basato sul rispetto effettivo di tutte le persone e di tutti i loro diritti ovunque”.

“L’universalità – ha detto il rappresentante del Pontificio Consiglio – è anche una condizione necessaria per la credibilità dei credenti e delle loro religione perché la selezione, a base etnica o religiosa, non è accettabile. La priorità deve essere data a chi si trova in maggiore necessità, a prescindere dall’etnia e dall’appartenenza religiosa o confessionale”.

Incontro di preghiera per la pace (Assisi, 20 settembre 2016)

Per Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio è urgente “sollecitare azioni più incisive a livello internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, per combattere l’intolleranza a tutti i livelli contro le minoranze religiose, in particolare i cristiani, così colpiti oggi. Allo stesso tempo, il dialogo interreligioso deve essere incoraggiato”. Lo Spirito di Assisi insegna che “le religioni devono aiutarsi a vicenda per non diventare fattori di conflitto ma di pace”. Il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha ricordato la situazione dei cristiani in Medio Oriente e rivendicato il rispetto del diritto di cittadinanza:

“I cristiani di Siria, Iraq, Libano, Egitto, Turchia, amano il loro Paese, vi sono legati, e lo vogliono servire perché in esso non si sentono ospiti o stranieri: ma vogliono viverci a pieno titolo, non come persone di seconda categoria, che vedono preclusi alcuni posti di lavoro o ruoli di responsabilità all’interno delle amministrazioni”.

Per il prefetto “vanno bandite tutte quelle forme subdole di affermazioni di dominio o sottomissione, come alcuni progetti di legge approvati o in discussione in alcuni Paesi del Medio Oriente, circa la rettifica o la corretta registrazione della propria appartenenza religiosa. Solo in questo modo – ha sottolineato – si libereranno autenticamente tutte le componenti della società, cristiane e non, che finalmente potranno non sentirsi costrette a legarsi più o meno palesemente al potente di turno per vedere garantita la propria sopravvivenza, atteggiamento che forse troppo frettolosamente noi ci permettiamo di giudicare sulle nostre comode scrivanie in Occidente”.

Proteggere le minoranze. Il tema della cittadinanza è risuonato anche nelle parole del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che nell’intervento conclusivo del convegno ha richiamato quelli che sono “gli elementi necessari per proteggere le minoranze religiose”: “Superare ogni tipo di differenza politica e salvaguardare i diritti delle persone in pericolo; promuovere il pieno rispetto dello Stato di diritto, dell’uguaglianza e del diritto di cittadinanza a prescindere dalla razza, dell’etnia e della religione; favorire il rispetto reciproco e la cooperazione tra comunità religiose e Stato; condannare il terrorismo e ogni sua giustificazione religiosa; assumere il dialogo religioso come strumento per evitare conflitti; sostenere l’istruzione per prevenire la radicalizzazione; porre fine al traffico e alla proliferazione di armi”. Le guerre in Medio Oriente, ha detto il segretario di Stato, “minacciano la vita stessa delle minoranze religiose locali. I luoghi un tempo caratterizzati dalla coesistenza pacifica ora sono minacciati dall’estremismo. Le minoranze rimangono parte intrinseca della storia di questi Paesi.

Il Medio Oriente senza cristiani o con pochi cristiani non sarebbe più Medio Oriente”.

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