Le organizzazioni religiose nella protezione e integrazione dei migranti in situazioni vulnerabili

La Missione permanente della Santa Sede presso l’Onu ha organizzato, insieme alla Missione permanente del Guatemala presso le Nazioni Unite e alla Rete migratoria internazionale Scalabrini, una conferenza sulla "Protezione e integrazione dei migranti in situazioni vulnerabili: il caso delle organizzazioni basate sulla fede”. L'evento si è tenuto in occasione del quinto round di negoziati sul “Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”, l’accordo internazionale voluto proprio dalle Nazioni Unite

foto SIR/Marco Calvarese

(da New York) Carmen Portillo era professore universitario e per quattordici anni aveva rivestito incarichi di fiducia nel governo di El Salvador, poi qualche anno fa è arrivata la decisione drammatica di lasciare il suo Paese per gli Stati Uniti: “La mia famiglia aveva assistito a crimini violenti ed era stata pesantemente minacciata da bande fuorilegge. Ho dovuto lasciare i miei parenti, gli affari, il lavoro con il governo, la mia terra. Sono partita per salvare la mia famiglia e me stessa”.

Da quel momento Carmen è diventata anche lei un numero nelle statistiche sull’immigrazione, anche se oggi si occupa di assistere altre donne migranti vittime di violenza non solo nei Paesi di origine ma anche in quelli di transito. Carmen è solo una delle testimoni a cui la Missione permanente della Santa Sede presso l’Onu ha voluto dar voce durante la conferenza sulla “Protezione e integrazione dei migranti in situazioni vulnerabili: il caso delle organizzazioni basate sulla fede”, tenutasi in occasione del quinto round di negoziati sul “Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”, l’accordo internazionale voluto proprio dalle Nazioni Unite e che il prossimo dicembre verrà approvato a Marrakech, in Marocco, durante la conferenza intergovernativa al Forum mondiale sulla migrazione.

Il ruolo cruciale svolto dalle organizzazioni religiose nel supporto offerto a migranti e rifugiati è stato inserito all’articolo 43 della seconda bozza di revisione del Global Compact, a sottolineare l’efficacia dei servizi offerti ai migranti in nome della dignità e del rispetto della persona.

Ed è questa la specificità unica di queste organizzazioni che “non fanno o parlano per i migranti, ma danno voce a loro e li trattano come attori delle loro vite”, ha detto Donald Kerwin, direttore esecutivo del Centro studi sulle migrazioni di New York. Questo spiega anche le ragioni per cui l’84% dei migranti che si identificano in un’esperienza di fede chiede supporto alle organizzazioni di beneficienza legate alla loro tradizione o comunque cerca di collegarsi con i membri della propria fede per mitigare la paura e la solitudine.

“Tuttavia, anche quando si è di fede diversa, conoscendo la reputazione delle organizzazioni religiose di prendersi cura di chiunque per quella carità, misericordia e solidarietà che scaturiscono dalla vita evangelica, ci si rivolge a loro”. Citando questo studio mons. Bernardito Auza, nunzio apostolico e osservatore permanente della Santa Sede, ha voluto sottolineare “l’approccio incentrato sulla persona come centro di tutto il lavoro di queste organizzazioni” che sui quattro verbi lanciati da Papa Francesco sulle migrazioni – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – orientano il loro impegno, in gran parte volontario. Auza ha poi sottolineato i punti di forza e gli apporti offerti da queste organizzazioni al territorio perché, pur avendo reti e programmi internazionali, si fa grande ricorso a risorse locali altamente qualificate valorizzando persone e luoghi. Inoltre

queste organizzazioni lavorano con agenti di polizia e di controllo delle frontiere per garantire “i diritti umani dei migranti, gli alloggi, assistenza sanitaria di emergenza e istruzione; mediando le eventuali tensioni con le comunità ospitanti”.

Leonir Chiarello, direttore esecutivo di Scalabrini International Migration Network (Simn), serve oltre 400mila migranti nei suoi rifugi e cerca di soddisfare le loro esigenze in collaborazione con i governi e la società civile, tenendo in particolar conto le donne e i soggetti più vulnerabili. È particolarmente orgoglioso, Chiarello, nel sapere che questo progetto dell’Onu non escluderà le organizzazioni religiose e il loro lavoro strategico. Il concetto di migrazioni che muove tutte queste esperienze è che “i migranti devono rimettersi in piedi senza dipendenze”, ma piuttosto mettendo in gioco i propri talenti, la cultura, le tradizioni per promuovere il bene comune.

 

L’ambasciatore Jorge Skinner-Klee, rappresentante permanente del Guatemala (uno dei tre Paesi latinoamericani da cui si fugge in gran numero) e co-sponsor dell’appuntamento, ha affermato che vanno affrontati in maniera congiunta “questioni come i conflitti violenti, l’instabilità politica, la mancanza di opportunità economiche” altrimenti si rischia che le forze giovani siano costrette a lasciare i loro Paesi d’origine. La regolare e legale migrazione non farà altro che far percepire benefici e non accendere inusitate paure.

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