Tre storie di missionari italiani in Brasile: “Dove arriva un sacerdote, un gruppo si trasforma in comunità”

Le fatiche, le malattie, la lotta con la malaria e le incomprensioni, i momenti difficili di echi della teologia della liberazione o sue traduzioni che volevano una Chiesa orizzontatale fino alla lotta contro i padroni sembrano racconti lontani, ma questi uomini li hanno vissuti sulla loro pelle

Padre Celso, padre Nazareno e padre Adelmo. Tre missionari italiani formati in tre diocesi diverse si sono ritrovati amici nella missione e nella passione per il Vangelo. Gli anni del dopo Concilio sono stati anni di spinta missionaria verso il Sud del mondo, l’America Latina, l’Africa e poi l’Asia. Ci fu una tensione soprattutto verso l’America del Sud, una terra dove era crescente il bisogno di religiosi e sacerdoti per l’annuncio del Vangelo e il riscatto sociale. Le vie misteriose della Provvidenza hanno guidato i passi dei tre uomini, non sempre compresi, che si sono ritrovati in una nascente diocesi, quella di Caceres nel Mato Grosso, a operare e a vivere con passione e tra grandi difficoltà.

Ma se a spingere è l’amore per il Vangelo, si è disposti a fare di tutto, anche a sposare Madonna povertà per condividere con una porzione di popolo un pezzo di strada, un lungo pezzo di vita. È quello che è accaduto, nell’ultimo mezzo secolo, a questi tre italiani, diversi per carattere e doni, ma tutti aggrappati alla fede in Cristo e confortati dalla presenza della Madonna.

Ogni occasione, nella loro testimonianza, è buona per raccontarne presenza e assistenza.

Le lunghe traversate, le notti nella foresta, le incomprensioni e le solitudini trovano il missionario aggrappato solo alla corona e alla sua granitica fede in Gesù che non lo abbandona. Storie di eroi della fede, di testimoni che hanno parlato con la condivisione delle vicende umane dove le gioie e le speranze e i dolori e le angosce del popolo sono diventati le loro ansie e le loro gioie. Ecco allora tre profili di missionari italiani che, per oltre mezzo secolo, si sono cimentati nell’avventura di portare il Vangelo fino alla fine del mondo. In quelle forme, tra gli indigeni, tra gli operai e tra i fazenderos, tra i ”senza terra” e i piccoli impiegati di provincia. Se la forza è stata la fede, il coraggio è venuto dalla libertà da tutto e da tutti, con il solo desiderio di far avanzare il Regno.

Qui il sacerdote-missionario è un punto di riferimento anche oggi, in posti dove ancora le strade sono solo in terra battuta e il primo ospedale è a cento o duecento chilometri. Il padre è visto come riferimento e consigliere di famiglia al quale ricorrere nelle necessità.

Negli occhi dei missionari, i racconti si mescolano alle lacrime, quando parlano di storie dolorose e di ingiustizie o quando hanno visto morire l’amico ucciso perché dava fastidio con la sua preghiera e le sue lotte per la vita e la famiglia.

I tanti tentativi di fronte ai potenti di turno per avviare il sogno di un’università o di una grande cooperativa per mettere insieme i piccoli contadini, gli ostacoli della massoneria locale e dei potenti, poi le occasioni scritte dalla mano divina e l’obiettivo raggiunto.

Dove arriva un sacerdote, un gruppo si trasforma in comunità, ci ha raccontato padre Anselmo. Dove arriva la fede, arriva il rispetto dei diritti e della dignità, testimoniano la vita e l’opera di padre Celso Duca. Le fatiche, le malattie, la lotta con la malaria e le incomprensioni, i momenti difficili di echi della teologia della liberazione o sue traduzioni che volevano una Chiesa orizzontatale fino alla lotta contro i padroni sembrano racconti lontani, ma questi uomini li hanno vissuti sulla loro pelle. Non hanno occupato le pagine della cronaca – uno di loro ci confida che è la prima volta che viene intervistato – ma hanno fatto la storia di un popolo, di una terra, quella brasiliana che ora li custodisce come “vegliardi” e padri della fede che hanno testimoniato con la vita il loro amore a Cristo e alla Chiesa.

(*) direttore “Parola di Vita” (Cosenza-Bisignano)

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